Possiamo essere tutto: un graphic novel sulle nuove generazioni di italiani

Il racconto delle difficoltà di due sorelle e un fratello romani di origine marocchina

"Possiamo essere tutto" (Tunué 2020) è un graphic novel realizzato da Francesca Ceci e Alessia Puleo, che vede la collaborazione di Amnesty International e i contributi di Fatima Bouhtouch, scrittrice, Francesca Cesarotti, Direttrice Ufficio Educazione e Formazione Amnesty International Italia, e Renata Pepicelli, Professoressa associata di Islamic Studies and History of Islamic Countries dell'Università di Pisa. 

Il fumetto racconta la vita quotidiana della famiglia Fares, di origine marocchina e di religione islamica, trasferitasi a Roma da molti anni. I tre figli, due ragazze e un ragazzo, Raja, Amal e Hadi, sono nati (o arrivati da piccoli) e cresciuti in Italia. Si sentono e sono italiani a tutti gli effetti, sono le cosiddette seconde generazioni, che oggi preferiscono farsi chiamare semplicemente nuove generazioni. Per loro, tuttavia, la vita non è sempre facile, come dimostrano le vicende qui raccontate. Raja, la figlia più grande ventiduenne, si vede rigettare una richiesta di finanziamento per aprire la sua libreria perché le manca il requisito essenziale della cittadinanza, evento che le farà addirittura pensare di andarsene dall'Italia, perché per lei casa è "un luogo che mi consenta di costruire ciò che desidero". Amal, diciassettenne, non riesce a realizzare il suo desiderio di fare uno stage in una galleria d'arte per via dei pregiudizi legati al velo che porta per sua scelta e alla sua religione; mentre Hadi, undicenne, non sa mai cosa rispondere quando i suoi compagni di classe fanno domande scomode sulla sua famiglia.

L'obiettivo del libro, la cui natura visuale lo rende accessibile a tutti e soprattutto ai più giovani, è quello di smontare con semplicità stereotipi e pregiudizi che ancora oggi fanno sì che nel nostro Paese le nuove generazioni - secondo i dati ISTAT aggiornati al 1 gennaio 2018, i minori figli di famiglie migranti sono 1.316.000 e rappresentando il 13% della popolazione minorenne complessiva del Paese; tre su quattro sono nati in Italia – siano vittime di discriminazioni, per via delle origini, del colore della pelle, della mancanza di riconoscimento giuridico, della religione che professano loro o le loro famiglie.  

Ma il messaggio di questo racconto si spinge oltre il discorso del "ponte" che le nuove generazioni rappresentano tra paese d'origine e paese in cui vivono, e il vivere in bilico tra due culture, perché come dice Amal: "Non sono sufficienti due metà a rappresentarmi, non siamo solo bianco o solo nero, non basta neanche il grigio. La mia identità è un puzzle di frammenti che non vanno mai a posto da soli ma che sto imparando a costruire. Possiamo essere tutto." 

"Possiamo essere tutto" si fa così strumento di conoscenza contro ogni discriminazione, profondo nel suo tentativo di non inquadrare in altrettante forme stereotipate le identità in evoluzione di giovani donne e uomini che rappresentano il futuro del nostro Paese.

La pagina dedicata al libro.

(9 settembre 2020)