Nuove norme per studiare e fare ricerca in Italia

Recepita la Direttiva Ue 2016/801


​D.lgs. n. 71/2018

 


Il decreto legislativo n. 71 dell'11 maggio 2018 ha recepito la direttiva Ue 2016/801 del Parlamento europeo e del Consiglio del 1° maggio 2016, relativa alle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di Paesi terzi per motivi di ricerca, studio, tirocinio, volontariato, programmi di scambio di alunni o progetti educativi e collocamento alla pari

Il nuovo decreto legislativo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 20 giugno 2018  comporta per più disposizioni, una modifica del Testo unico dell'immigrazione (decreto legislativo n. 286 del 1998). Di questo risultano, in particolare modificati gli articoli che disciplinano l'ingresso e soggiorno: per volontariato (articolo 27-bis), per ricerca (articolo 27-ter), per studio (articoli 39 e 39-bis).

Del Testo unico risulta inoltre abrogato l'articolo 22, comma 11-bis, in quanto avente ad oggetto un profilo (il prolungamento del permesso di soggiorno oltre la conclusione del percorso formativo) che trova riformulazione in un nuovo articolo 39-bis-1 introdotto nel medesimo Testo unico. Questo nuovo articolo concerne una nuova fattispecie di permesso di soggiorno, per ricerca di lavoro o imprenditorialità di ricercatori e studenti (in attuazione dell'articolo 25 della direttiva).

La direttiva (UE) 2016/801

La direttiva (UE) 2016/801 fonde in un'unica, in parte modificata, disciplina quel che era in precedenza oggetto di due distinte direttive: la direttiva 2004/114/CE (relativa alle condizioni di ammissione dei cittadini di paesi terzi per motivi di studio, scambio di alunni, tirocinio non retribuito o volontariato) e la direttiva 2005/71/CE (relativa a una procedura specificamente concepita per l'ammissione di cittadini di paesi terzi a fini di ricerca scientifica).

La nuova direttiva ha inteso rimediare ad alcune carenze rilevate dalle istituzioni europee, soprattutto per profili quali i requisiti di ammissione, i diritti, le garanzie procedurali, l'accesso degli studenti al mercato del lavoro durante gli studi e la mobilità all'interno dei Paesi dell'Unione europea. Suo intento è stato approntare un quadro giuridico unitario per le diverse categorie di cittadini di Paesi terzi che giungono nell'Unione a fini di studi e formazione, nell'auspicio di rendere l'Unione europea polo di attrazione per la ricerca e l'innovazione e agevolare una modernizzazione dei sistemi di insegnamento superiore in Europa.

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La  direttiva (articolo 16) disciplinava anche il collocamento alla pari, lasciando però liberi gli Stati di decidere se recepire o meno tale norma. L'Italia ha deciso di non avvalersi di tale facoltà: il collocamento alla pari rimane quindi disciplinato dalla legge n. 304 del 1973 (di ratifica dell'Accordo del Consiglio europeo sul collocamento alla pari, adottato a Strasburgo il 24 novembre 1969, aperto all'adesione di qualunque Stato terzo, anche non membro del Consiglio d'Europa).

Il decreto legislativo n. 71 delll'11 maggio 2018

Il nuovo decreto detta una nuova disciplina in merito all'ingresso e soggiorno per:

  • volontariato (articolo 27-bis del T.U. immigrazione);
  • ricerca (articolo 27-ter del T.U. immigrazione);
  • accesso ai percorsi di istruzione (articolo 39 del T.U. immigrazione);
  • soggiorno di studenti, scambio di alunni, tirocinio professionale (articolo 39-bis del T.U. immigrazione);
  • ricerca lavoro o imprenditorialità degli studenti (articolo 39-bis.1 del T.U. immigrazione).

Di seguito una breve analisi di questa tipologia di ingressi delle principali novità introdotte.



Il d.lg. n. 154 del 10 agosto 2007 aveva, in attuazione della Direttiva 2004/114/CE, aggiunto l'art. 27 bis al  T.U. sull'immigrazione, prevedendo come ulteriore caso particolare di ingresso e soggiorno quello per motivi di volontariato. Si tratta di un'ipotesi di ingresso riservata a giovani stranieri appartenenti alle organizzazioni promotrici di un programma di volontariato. 

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L'INGRESSO ED IL SOGGIORNO PER RICERCA (ARTICOLO 27 TER)

La disciplina relativa all'ingresso di ricercatori extracomunitari era stata già modificata, in attuazione della Direttiva Comunitaria 2005/71/CE, con il d.lgs. n. 17 del 9 gennaio 2008. Tale decreto aveva introdotto nell'ambito del Testo Unico sull'immigrazione l'articolo 27 ter interamente dedicato alla disciplina dell'ingresso e soggiorno in Italia per motivi di ricerca.

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STUDIARE IN ITALIA (art.39; 39 bis)


Per promuovere l'Europa nel suo insieme come centro di eccellenza a livello mondiale per gli studi e la formazione, la direttiva Ue 2016/801 ha inteso migliorare e semplificare le condizioni di ingresso e soggiorno di coloro che intendono entrare nell'Unione per tali scopi, in linea con gli obiettivi del progetto per la modernizzazione dei sistemi di insegnamento superiore in Europa, in particolare nel quadro dell'internazionalizzazione dell'insegnamento superiore europeo.

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Il decreto legislativo n. 71/2018 del ha introdotto un nuovo articolo nel Testo Unico sull'Immigrazione. Si tratta dell'articolo 39 bis-1, il quale prevede, per lo straniero che abbia conseguito in Italia un titolo di studio di istruzione post-diploma, la possibilità di ottenere, alla scadenza del proprio permesso per studio, un permesso di soggiorno, al fine di cercare un'occupazione o avviare un'impresa "coerente con il percorso formativo completato".

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Per approfondire leggi anche i nostri focus:

- IL RICONOSCIMENTO DEI TITOLI DI STUDIO

-  IL RICONOSCIMENTO DELLE COMPETENZE NON FORMALI E INFORMALI

 

(22 giugno 2018)