5,4 milioni di residenti stranieri, l’8,9 % della popolazione

Popolazione in calo, ma aumentano i non italiani. Report Istat Indicatori demografici 2019

Continua a calare la popolazione in Italia, ma la componente straniera è in crescita, nonostante un rallentamento dei flussi dall’estero. Su 60 milioni 317mila residenti contati il 1° gennaio 2020 (116mila in meno rispetto a un anno prima), i cittadini italiani sono 55 milioni, mentre i cittadini stranieri sono 5,4 milioni (123 mila in più, +2,3%), e rappresentano l’8,9% della popolazione (erano l’8,7%). 

Sono alcuni dei dati pubblicati ieri dall’Istat nel report "Indicatori demografici anno 2019". Alla crescita della componente straniera, scrivono i ricercatori,  “concorrono 220mila unità in più per effetto delle migrazioni con l’estero, 55mila unità in più per effetto della dinamica naturale (63mila nati stranieri contro appena 8mila decessi), 46mila unità in meno per effetto delle revisioni anagrafiche e, infine, 109mila unità in meno per acquisizioni della cittadinanza italiana”. 

Su 100 residenti stranieri in Italia, 58 sono Nord (di cui 23 nella sola Lombardia), 25 a Centro e appena 17 nel Mezzogiorno. Le regioni con l’incidenza più alta di stranieri sui residenti sono l’Emilia-Romagna (12,6%), la Lombardia (12,1%) e il Lazio (11,7%), mentre l’incidenza è più bassa nel Mezzogiorno (4,4% contro l’11% del Centro-nord), con il minimo registrato in Puglia e Sardegna (3,5%). 

Il saldo migratorio con l’estero nel 2019 è positivo per 143mila unità ( 307mila iscrizioni anagrafiche dall’estero e  164mila cancellazioni), un dato in calo sia rispetto al biennio precedente (in media oltre 180mila unità aggiuntive annue) sia rispetto alla media degli ultimi cinque anni (+156mila). 

“Per quanto i movimenti con l’estero – sottolinea l’Istat -  rappresentino un fondamentale stimolo per il ricambio demografico, anche a fronte del calo osservato nell’ultimo anno, va anche sempre sottolineato quanto differenziati siano gli schemi di comportamento tra cittadini italiani e non italiani. Infatti, i movimenti in ingresso sono per lo più dovuti a cittadini stranieri, 265mila, oltre 20mila in meno sull’anno precedente, ma in ogni caso preponderanti rispetto agli appena 43mila rimpatri di italiani, che a loro volta si riducono di circa 4mila unità. Sul versante dei movimenti in uscita, al contrario, la quota prevalente è da attribuire ai cittadini italiani, circa 120mila e 3mila in più sul 2018, mentre le emigrazioni di stranieri (certificate da una cancellazione anagrafica) riguardano soltanto 44mila individui (+4mila”).

Il saldo migratorio netto generale della popolazione residente è dunque la somma di due componenti di segno opposto: l’una positiva per 220mila unità e dovuta alla popolazione straniera, l’altra negativa per 77mila unità e dovuta al comportamento migratorio degli italiani. 

Continua ad essere rilevante il contributo alla natalità delle immigrate, con circa un quinto delle nascite del  2019 che hanno madre straniera. Tra queste, pari a un totale di 85mila, 63mila sono quelle prodotte con partner straniero (che quindi incrementano il numero di nati in Italia con cittadinanza estera), 22mila quelle con partner italiano. I nati da cittadine italiane sono invece 349mila, di cui 341mila con partner connazionale e circa 8mila con partner straniero. Al pari di quella generale, la natalità risulta in calo per tutte le tipologie di coppia. Le donne straniere  hanno avuto in media 1,89 figli (contro 1,94 del 2018), le italiane 1,22 (1,21 nell’anno precedente). Intanto, l’età media al parto sale di un ulteriore punto decimale sia per le straniere (29,1 anni) sia per le italiane (32,6 anni).

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(12 febbraio 2020)