Caporalato, intesa tra diocesi e comune di San Severo

Domicilio e residenza ai braccianti che vivono nelle baraccopoli della Capitanata

"Una risposta concreta ai "ghetti della Capitanata". Al termine dell'Angelus domenicale, Papa Francesco ha sottolineato quanto è stato fatto recentemente per tentare di risolvere questo decennale e grave problema. "Desidero porgere il mio sentito ringraziamento – ha affermato Bergoglio – al comune e alla diocesi di San Severo in Puglia per la firma del protocollo d'intesa avvenuta lunedì scorso 28 ottobre, che permetterà ai braccianti dei ghetti della Capitanata foggiana, di ottenere una domiciliazione presso le parrocchie e l'iscrizione all'anagrafe comunale. "La possibilità di avere i documenti d'identità e di residenza – ha aggiunto il Papa – offrirà loro nuova dignità e consentirà di uscire da una condizione di irregolarità e sfruttamento". Nella pratica, le parrocchie daranno il domicilio a immigrati e senza dimora, la Caritas diocesana istruirà la pratica e la sottoporrà al Comune, che li iscriverà all'anagrafe. 

La questione della residenza è infatti una delle principali conseguenze del primo "decreto sicurezza" che ha bloccato l'iscrizione all'anagrafe degli immigrati, in particolare dei richiedenti asilo. E senza questo documento non è possibile avere un contratto di lavoro, affittare una casa e accedere a molti servizi, per sé e la famiglia.

L'accordo - sottoscritto dal vescovo di San Severo, Giovanni Checchinato e dal sindaco di San Severo, Francesco Miglio - è stato possibile grazie alla mediazione del cardinale elemosiniere del Papa, Konrad Krajewski. Era stato lo stesso Bergoglio, alla fine del settembre scorso, a inviare il cardinale nella Capitanata per visitare i "ghetti" e acquisire maggiore consapevolezza della gravità della situazione. 

 "È emersa dunque la necessità cogente di offrire una prima ed immediata risposta a quelle situazioni di invisibilità sociale, che pur esistendo da decenni, salvo balzare ciclicamente agli onori della cronaca locale e nazionale, non riescono ad ottenere alcuna dignità formale di presenza sul territorio. Molti, infatti, - si legge in una nota - sono i senza tetto ed i lavoratori migranti che non possono permettersi un alloggio e che, per tale motivo, non possono ottenere il riconoscimento della residenza nel territorio, inibiti, dunque, nell'accesso ai servizi minimi e costituzionalmente garantiti: primo fra tutti il diritto alla salute".


(5 novembre 2019)