Decreto Immigrazione e Sicurezza

Circolare della Commissione Nazionale del diritto d'Asilo del 2 gennaio 2019

La circolare


 

Prosegue l'adozione da parte del Ministero dell'Interno di circolari recanti chiarimenti in merito all'applicazione delle norme contenute nel cd. Decreto Immigrazione e Sicurezza. Alla circolare del Gabinetto del 18 dicembre 2018, hanno fatto seguito quella del 27 dicembre del Dipartimento per le Libertà Civili e l'immigrazione e quella del 2 gennaio 2019 della Commissione Nazionale del diritto d'Asilo

Di seguito i principali punti chiariti dalla circolare della Commissione Nazionale del diritto di asilo.

PROTEZIONE UMANITARIA

Il D.L. 113/2018, convertito con modificazioni dalla Legge 1° dicembre 2018, n. 132 – ricorda la circolare -  ha introdotto, al posto del permesso di soggiorno per motivi umanitari, specifiche disposizioni volte a disciplinare ipotesi tipizzate di temporanea tutela dello straniero in presenza di esigenze di carattere umanitario che non ne consentono il rimpatrio.

E' dunque solo all'interno perimetrale di tali ipotesi che attualmente le forme di tutela complementare trovano applicazione, fatti salvi i casi di riconoscimento della protezione internazionale.

La novella ha investito le competenze delle Commissioni territoriali che ora, in conseguenza della modifica dell'art. 32, c.3 del d.lgs. n.25/2008, sono chiamate ad adottare decisioni soltanto sulla protezione internazionale - e quindi sullo status di rifugiato e sulla protezione sussidiaria - e non più sui casi di protezione complementare, rimessi al Questore.

In sintesi la legge ha introdotto un doppio regime procedurale in base al quale per la valutazione della protezione internazionale sono competenti le Commissioni territoriali, mentre per i casi speciali codificati dalla legge  è competente il Questore.

L'unica eccezione è prevista per il caso in cui, pur non ritenendo sussistenti le ipotesi di status e di sussidiaria, le Commissioni ritengano che si versi nel campo di applicazione del principio del non refoulement che comporta il divieto di espulsione. In tali circostanze la Commissione trasmette gli atti al Questore per il rilascio del relativo permesso di soggiorno che recherà la dicitura "protezione speciale", avrà la durata di un anno, sarà rinnovabile consentendo lo svolgimento di un'attività lavorativa senza prevedere, comunque, la possibilità di conversione in permesso per motivi di lavoro.

PROTEZIONE INTERNAZIONALE

Domande reiterate

La circolare chiarisce le nuove disposizioni relative alla domanda reiterata (art. 9), vale a dire alla "domanda ulteriormente proposta dopo che è stata adottata una decisione definitiva su una domanda precedente, anche nel caso in cui il richiedente abbia esplicitamente ritirato la domanda e nel caso in cui la Commissione territoriale abbia respinto la domanda in seguito al suo implicito ritiro".

In tale contesto, in un'ottica di maggiore speditezza, le nuove norme hanno confermato una procedura accelerata prevedendo però una tempistica più stringente della precedente.  La questura deve infatti trasmettere "senza ritardo" la documentazione necessaria alla Commissione territoriale che adotta la decisione entro cinque giorni.

E' stato, inoltre, previsto che nel caso in cui lo straniero presenti una prima domanda reiterata nella fase di esecuzione di un provvedimento che ne comporterebbe l'allontanamento imminente dal territorio nazionale, la stessa è considerata inammissibile in quanto presentata al solo scopo di ritardare o impedire l'esecuzione del provvedimento. Opera, dunque, in tale circostanza, iure et de iure, una presunzione di strumentalità correlata alla concomitanza di due condizioni riferite l'una alla preesistenza di una decisione definitiva sulla domanda precedente e l'altra alla circostanza che sia iniziata l'esecuzione del provvedimento espulsivo. La sussistenza di tali presupposti esclude, pertanto, l'esame della domanda.

In tali casi la questura competente comunicherà all'interessato l'inammissibilità della domanda sancita ex lege.

La circolare ricorda inoltre che è stata introdotta una procedura accelerata quando il richiedente presenta la domanda di protezione internazionale direttamente alla frontiera o nelle zone di transito dopo essere stato fermato per aver eluso o tentato di eludere i controlli. Le zone di frontiera e di transito, presso cui potrà essere svolta la procedura per la valutazione della domanda, saranno individuate con Decreto del Ministro.

Cause di esclusione

La circolare evidenzia che il riordino operato in tema di riconoscimento della protezione internazionale ha riguardato anche la definizione delle cause di esclusione determinandone (attraverso le modifiche introdotte all'art. 12, c.1, lett. c) e all'art. 16, c.1 lett. d-bis) del d.lgs. 251/2007) un ampliamento.  

Tale modifica, si ripercuote anche sui presupposti della revoca dello status di rifugiato e dello status di protezione sussidiaria.

L'intervento estensivo ha riguardato reati in relazione ai quali sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna che, oltre a quelli già previsti dall'art. 407, c. 2, lett. a), numeri 2, 6 e 7 bis c.p.p., sono: la violenza o minaccia a pubblico ufficiale, le lesioni personali gravi e gravissime, le pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, l'organizzazione dell'ingresso illecito degli stranieri in Italia, le lesioni personali gravi o gravissime a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive e varie fattispecie aggravate del delitto di furto.

Elenco dei Paesi di origine sicuri

Un ulteriore strumento – ricorda la circolare - per l'accelerazione delle procedure è costituito, in base all'art. 7 bis della nuova normativa, dall'elenco dei Paesi di origine sicuri, attualmente in corso di predisposizione.

Tale ultima disposizione esplica sia effetti di carattere sostanziale che di carattere procedurale.

Quanto ai primi, si osserva che l'art. 9, c.2 bis del d.lgs. 25/2008 prevede un rafforzamento dell'onere della prova in capo al richiedente; infatti detta norma stabilisce che la decisione di rigetto della Commissione, che configura un'ipotesi di manifesta infondatezza ai sensi dell'art. 28 ter ,c.1, lett. b) del d.lgs. 25/2008, sia motivata dando atto esclusivamente che il richiedente non ha dimostrato la sussistenza di gravi motivi per ritenere non sicuro il Paese di origine, in relazione alla sua situazione particolare.

Sotto il profilo procedimentale, la domanda di un richiedente che proviene da uno dei Paesi in questione è oggetto di esame prioritario ai sensi dell'art. 28, c.1, lett. c) ter, e contestualmente è oggetto di procedura accelerata ai sensi dell'art. 28 bis, c.1 bis del suddetto provvedimento normativo. In tali casi la Questura provvede "senza ritardo" alla trasmissione degli atti alla Commissione territoriale che adotta la decisione entro cinque giorni.

Protezione all'interno del Paese d'origine

Con l'art. 10, c.1, lett. a) del nuovo decreto,  è stato introdotto nell'ordinamento nazionale l'istituto della protezione all'interno del Paese d'origine, previsto all'art. 8 della Direttiva 2011/95/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio (c.d. Direttiva qualifiche – rifusione).

La norma prescrive che la domanda di protezione internazionale debba essere rigettata qualora, in una parte del Paese d'origine ricorrano le seguenti condizioni: 1) il richiedente non ha fondati motivi di essere perseguitato o non corre il rischio effettivo di subire danni gravi o ha accesso alla protezione contro persecuzioni o danni gravi; 2) può legalmente e senza pericolo recarsi in quell'area ed esservi ammesso; 3) si può ragionevolmente supporre che vi si stabilisca.

Preliminarmente, l'esame sull'alternativa di protezione interna richiede l'individuazione dell'area di provenienza del richiedente (intesa come luogo nel quale si concentrano i suoi interessi prevalenti) e dell'area di eventuale ricollocazione.

La prova della ricorrenza delle suddette condizioni integrative della fattispecie richiede un attento esame della situazione individuale e familiare del richiedente, nonché un'approfondita valutazione delle informazioni sul Paese d'origine. In ragione di tale ultimo requisito, si verifica un'inversione dell'onere della prova che, in tal caso è in capo all'autorità decidente.


Diritto transitorio e rinnovi di permessi di soggiorno per protezione umanitaria.

Alle questioni di diritto transitorio, il decreto immigrazione e sicurezza dedica le norme di cui all'art. 1, c. 8 e 9.

La circolare ricorda che, per il caso delle prime istanze è previsto che, qualora alla data di entrata in vigore del decreto, sia stata adottata una decisione della Commissione territoriale di sussistenza di gravi motivi umanitari, ma non vi sia stata emissione di permesso di soggiorno, tale ultimo titolo è rilasciato dal Questore con la motivazione "casi speciali".

Per quanto riguarda le domande presentate prima del 5 ottobre u. s., ma non ancora decise dai Collegi territoriali, la circolare rileva che a questi ultimi spetta unicamente la valutazione dei requisiti per il riconoscimento della protezione internazionale, ovvero della ricorrenza di casistiche di non refoulement rimandando alla competenza del Questore il rilascio del permesso di soggiorno per le nuove fattispecie.

Quanto ai procedimenti relativi ad istanze di rinnovo dei vecchi permessi di soggiorno per motivi umanitari, la circolare ricorda che fermo restando i casi di conversione, ai titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari già riconosciuto ai sensi dell'articolo 32, comma 3, del d. lgs. 25/2008, in corso di validità alla data di entrata in vigore del nuovo decreto, è, se ve ne sono i presupposti, rilasciato, alla scadenza, un permesso di soggiorno ai sensi del nuovo testo dell'articolo 32, comma 3, previa valutazione della competente Commissione territoriale sulla sussistenza dei requisiti specificamente indicati dalla norma, inerenti l'applicazione del principio di non refoulement.

Fonte: Ministero dell'Interno

(26 gennaio 2019)