Edilizia Residenziale Pubblica, ai Comuni linee guida Unar per non discriminare

No a "residenzialità storica" e a documentazione aggiuntiva sulle case nei Paesi d’Origine. Lettera all’Anci

“Orientare gli Enti Locali nella redazione di leggi e regolamenti in materia di accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica in maniera scevra da ogni discriminazione diretta e indiretta”  

Questo l’obiettivo delle Linee guida in materia di accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) scritte dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali e inviate ieri all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.  L’Unar interviene così dopo le segnalazioni sui requisiti penalizzanti per i cittadini stranieri introdotti da diversi Comuni per l’accesso alle cosiddette case popolari. 

In particolare, le linee guida si concentrano sulla “residenzialità storica”, che riconosce più punti in graduatoria alle persone che vivono da più tempo in un determinato territori, e sulla richiesta di documentazione aggiuntiva ai soli cittadini stranieri per dimostrare che non posseggono immobili nel Paese di origine. Requisiti ingiustamente discriminatori e quindi illegittimi secondo l’Unar, che fonda il suo parere sulle norme italiane ed europee e della recente giurisprudenza costituzionale.  

Nella lettera con cui presenta le Linee Guida al presidente dell’Anci Antonio Decaro, il direttore dell’Unar Triantafillos Loukarelis augura che " possano fungere da concreto ausilio per i Comuni che gestiscono l’assegnazione degli alloggi ERP in favore di migliaia di famiglie, al fine di evitare un eventuale contenzioso in materia di violazione delle norme antidiscriminatorie” e che “possano indirizzare quei Comuni che hanno scelto attraverso specifici criteri di limitare la platea che può avere accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, verso una rimozione tempestiva di ogni forma di discriminazione”. 

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(17 febbraio 2020)