Fra i migranti crescono precarietà ed esclusione sociale

È quanto emerge dal nuovo rapporto del Centro Astalli

“In tutti i nostri servizi si sono fatti sentire gli effetti dell’entrata in vigore dei decreti sicurezza, non tanto sul numero delle persone che abbiamo assistito ma sulla loro vita che è divenuta sempre più precaria”: lo ha denunciato padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, durante la presentazione via web del Rapporto 2020. “In queste settimane di chiusura caratterizzate dallo slogan ‘Io resto a casa’ – ha detto – è diventato ancora più evidente che nel nostro Paese molte persone questa casa non ce l’hanno e tra questi molti migranti che abbiamo reso irregolari nel tempo, con le nostre politiche di esclusione che invece di creare sicurezza creano instabilità sociale”.

 

Il Rapporto annuale 2020 descrive il Centro Astalli come una realtà che, grazie agli oltre 500 volontari che operano nelle sue 7 sedi territoriali (Roma, Catania, Palermo, Vicenza, Trento, Padova, Napoli), si adegua e si adatta ai mutamenti sociali e legislativi di un Paese che fa fatica a dare la dovuta assistenza a chi, in fuga da guerre e persecuzioni, cerca di giungere in Italia.

Nel corso del 2019 è cresciuta la precarietà di molti cittadini migranti e si sono acuite le condizioni di esclusione, spesso in modo conseguente a una sopravvenuta condizione di irregolarità.

La richiesta di servizi di bassa soglia del Centro Astalli (mensa, docce, vestiario, ambulatorio) è alta in tutti i territori. Oltre 3.000 utenti hanno usufruito della mensa di Roma nel 2019: tra loro ben il 35% è titolare di protezione internazionale. Sono persone che, uscite dall’accoglienza assistita, sono state costrette a rivolgersi nuovamente alla mensa in mancanza di alternative.

 

Nel 2019, sono notevolmente diminuiti gli arrivi: solo 11.471 migranti approdati in Italia (con un calo di oltre il 50% rispetto al 2018 e del 90% in relazione al 2017). Ma, si legge nel rapporto, migliaia di migranti hanno vissuto confinati in una sorta di limbo: dimenticati nelle carceri libiche, nei campi delle isole greche o lasciati per giorni sulle navi che li hanno soccorsi. Nell’ascolto delle storie personali è emersa in maniera drammatica la rappresentazione dei centri di detenzione libici. Circa il 35% dei pazienti che si sono rivolti al SaMiFo (Salute Migranti Forzati), la struttura sanitaria con sede a Roma, sono risultati vittime di tortura o maltrattamenti, di tratta, di mutilazioni genitali femminili e portatori di disturbi post-traumatici.

 

Nel 2019 è aumentato il numero di accessi al centro d’ascolto di Roma (+29%), soprattutto da parte di persone che, con l’abolizione della protezione umanitaria, si sono trovate all’improvviso nella condizione di poter perdere il permesso di soggiorno. Rispetto all’anno scorso gli utenti che si sono rivolti al servizio sprovvisti di documenti validi sono notevolmente aumentati (+79%).

Circa i due terzi delle persone che si sono rivolte all’ambulatorio nel 2019 non risulta iscritta al Servizio Sanitario Nazionale: nella maggior parte dei casi si tratta di migranti che vivono in Italia da tempo, ma che per difficoltà relative alla residenza o al titolo di soggiorno non sono riuscite ad accedere, o hanno perso l’accesso, all’assistenza sanitaria pubblica.

 

Il Centro Astalli continua a investire nel patrimonio sociale delle nostre comunità, valorizzando le diversità che le possono rendere più ricche e forti. Nei progetti di sensibilizzazione del Centro in circa 200 istituti scolastici in 15 città italiane sono stati coinvolti 25.679 studenti. Un numero che incoraggia e motiva nella costruzione di comunità in cui giovani italiani e migranti siano protagonisti insieme.


Ad arricchire la pubblicazione di quest’anno un inserto “Rifugiati: ai confini dell’umanità” con le foto di Francesco Malavolta.

 

Scarica il Rapporto del Centro Astalli 2020

Scarica la sintesi del Rapporto

 

Per approfondire

 

Fonte: Centro Astalli

(20 maggio 2020)