Il permesso di soggiorno per assistenza al familiare minore

Il Tar Toscana ribadisce la non convertibilità in un permesso per motivi di lavoro



TAR Toscana, sez. II, 14 maggio 2019, n. 00701


 

Il permesso di soggiorno per assistenza al minore, previsto dall'articolo 29 del T.U Immigrazione consente di svolgere attività lavorativa, ma non può essere convertito in un permesso per motivi di lavoro.

È questo il principio ribadito dal Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, con la sentenza n. 701 del 14 maggio 2019.

La normativa

Il Testo Unico sull'immigrazione (D.lgs. n. 286/98) prevede all'articolo 31, comma 3, che il Tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell'età e delle condizioni di salute di un minore che si trova nel territorio italiano, può autorizzare l'ingresso o la permanenza di un familiare del minore, per un periodo di tempo determinato. Tale previsione consente di derogare alle disposizioni in materia d'ingresso e soggiorno sul territorio dello stato per gli stranieri contenute nel Testo Unico

Al familiare autorizzato all'ingresso ovvero alla permanenza sul territorio nazionale è rilasciato un permesso per assistenza minore, rinnovabile, di durata corrispondente a quella stabilita dal Tribunale per i minorenni. Tale permesso di soggiorno, dispone l'articolo 29, comma 6 del Testo Unico.,  consente di svolgere attività lavorativa ma non può essere convertito in permesso per motivi di lavoro. L'autorizzazione a permanere sul territorio nazionale è revocata quando vengono a cessare i gravi motivi che ne giustificavano il rilascio o per attività' del familiare incompatibili con le esigenze del minore o con la permanenza in Italia.

La Corte di Cassazione si è più volte pronunciata per specificare come valutare i "gravi motivi" previsti dalla norma, ed ha ritenuto, in generale, non necessaria al fine di riconoscere al genitore il permesso di soggiorno in questione la sussistenza di situazioni di emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla salute del minore. In sostanza l'orientamento è quello di riconoscere la sussistenza dei "gravi motivi" anche soltanto in ragione della tenerissima età del minore, tenuto conto della grave compromissione all'equilibrio psico-fisico che determina in tale situazione l'allontanamento o la mancanza di uno dei genitori,  (Cass. civ., 31 marzo 2011, n. 7516; Cass. civ., 17 dicembre 2015, n. 25419; Cass. civ., 3 agosto 2017, n. 19433, Cass. Civ. n. 22080 del 2009 e n. 823 del 2010).

La sentenza del Tar Toscana

Nella sentenza i giudici ricordano che l'articolo 29 comma 6 del d.lgs. n. 268/1998, permette all'extracomunitario autorizzato ai sensi del successivo art. 31 di ottenere il permesso di soggiorno per l'assistenza al familiare minore e, per l'effetto, di svolgere un'attività lavorativa, ma non consente "expressis verbis" la conversione di tale permesso in uno per motivi di lavoro.  Diversamente, sostengono i giudici, si perverrebbe, grazie alla pretesa conversione del permesso di soggiorno in uno per motivi di lavoro, non importa se autonomo o subordinato, a favorire indebitamente il lavoratore senza più alcun collegamento con le predette esigenze di vita del minore (C.d.S. III, 15 maggio 2012 n. 2783). 

(05.06.2019)