Integrazione degli alunni migranti nelle scuole d’Europa

Nel nuovo rapporto di Eurydice un confronto tra le politiche nazionali dei Paesi europei

Gli alunni provenienti da contesti migratori sono ben integrati nelle scuole in Europa? Quali politiche vengono adottate per promuovere il loro apprendimento e il loro benessere? In che modo le scuole dei diversi Paesi affrontano la diversità culturale?

A queste e a molte altre domande risponde il nuovo rapporto di Eurydice dal titolo “Integrating Students from Migrant Backgrounds into Schools in Europe: National Policies and Measures”. Il rapporto vuole essere di supporto alla cooperazione europea fornendo un’analisi comparativa delle politiche chiave e delle misure messe in atto dalle autorità educative di livello centrale nei Paesi europei per promuovere l’integrazione nelle scuole degli studenti provenienti da contesti migratori. Lo studio si concentra sui livelli di istruzione primaria, secondaria inferiore e superiore di tipo generale, e sull’istruzione e formazione professionale iniziale in ambito scolastico e si sviluppa in due parti. Nella prima parte l’analisi comparativa verte sui 42 sistemi educativi dei paesi facenti parte della rete Eurydice. La seconda parte scende più nello specifico analizzando alcune politiche e misure di integrazione mirate sul singolo alunno in 10 paesi selezionati, fra cui figura l’Italia, insieme a Germania, Spagna, Francia, Austria, Portogallo, Slovenia, Finlandia, Svezia, e Inghilterra.

Dal rapporto emerge che solo 10 sistemi educativi, fra cui l’Italia, hanno sviluppato strategie nazionali, o comunque di livello più elevato, o piani di azione mirati all’integrazione di questi alunni nelle scuole. Nella maggior parte dei sistemi scolastici, i giovani migranti in età di obbligo scolastico hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri dei loro compagni nativi. Sono invece 13 i sistemi di istruzione, fra i quali non figura l’Italia, che non riconoscono il diritto di accesso all’istruzione per i giovani migranti non più in età di obbligo scolastico. Altro risultato emerso è che gli studenti neoarrivati con scarse competenze linguistiche vengono generalmente inseriti in classi o seguono lezioni preparatorie a parte per acquisire gli strumenti adeguati a seguire le normali lezioni. Tuttavia tale separazione può ostacolare la rapidità del processo di integrazione per cui 21 paesi, fra cui l’Italia, limitano la durata di questo percorso separato, generalmente, fino a un massimo di uno o due anni.

È molto raro che sia un diritto studiare a scuola la lingua parlata in famiglia: solo Austria, Svezia e Finlandia prevedono un curriculum ad essa specificamente dedicato. Il supporto agli alunni con background migratorio in Europa tende a concentrarsi più sui bisogni scolastici che su quelli sociali ed emotivi dello studente; inoltre, solo in 23 sistemi scolastici, fra cui l’Italia, viene favorita la valutazione continua dei progressi degli alunni con background migratorio attraverso strumenti per la valutazione continua, o test nazionali per la rilevazione delle loro conoscenze e competenze. Altro aspetto importante è il supporto offerto agli insegnanti per far fronte ai bisogni generali degli alunni immigrati: in Germania, Spagna, Italia, Portogallo, Svezia, Finlandia e Slovenia sono previsti percorsi di formazione iniziale e/o attività di sviluppo professionale continuo per sviluppare questo tipo di approccio. Solo 13 paesi, fra i quali l’Italia, promuovono l’utilizzo di assistenti e mediatori culturali per facilitare l’integrazione a scuola.

Il rapporto conclude che le politiche che promuovono l’accesso a un’istruzione di qualità, adeguate allo sviluppo socio-emotivo e alla diversità degli studenti, sono favorevoli non solo ai fini dell’integrazione degli studenti migranti, ma per tutti gli studenti che si trovano a convivere e a crescere nei sistemi educativi di tutta Europa.

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Fonte: Eurydice

(12 marzo 2019)