La Corte Costituzionale si pronuncia sulla questione dell'erogazione dell'assegno di maternità

Ordinanza n. 95 del 4 maggio 2017

Inammissibili le questioni di costituzionalità dell'art. 74 d.lgs. 151/2001 sollevate dal Tribunale di Reggio Calabria e dal Tribunale di Bergamo per omessa considerazione da parte del giudice ordinario della disciplina dettata in ambito nazionale e comunitario.

La Corte Costituzionale, con l'ordinanza 95/2017, ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità delle norme che subordinano il diritto a prestazioni previdenziali, fra i quali l'assegno di maternità, al possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo.

Le questioni di legittimità costituzionale erano state sollevate in via incidentale dal Tribunale di Reggio Calabria e dal Tribunale di Bergamo (rispettivamente con ordinanza 30.3.2015 e con ordinanza 30.11.2015).

Entrambe le questioni sono state dichiarate manifestamente inammissibili in quanto il Giudice ordinario ha mostrato di non aver esaminato le norme nazionali e comunitarie, anche solo per escluderle, sul diritto all'assegno di maternità a favore delle donne straniere titolari di permesso umanitario e a quelle titolari di permesso di soggiorno per motivi familiari, correlato al permesso di soggiorno per lungo soggiornanti rilasciato ai mariti e ai figli.

In particolare, in relazione al diritto all'assegno di maternità da parte di titolari di permesso umanitario – questione sollevata dal Tribunale di Reggio Calabria – la Corte ha affermato che il Giudice rimettente ha mostrato di non essersi posto il problema dell'eventuale applicabilità al caso delle ricorrenti, della disciplina dettata dall'art. 34, co. 5 del d.lgs. 251/2007, che riconosce agli stranieri con permesso di soggiorno umanitario i medesimi diritti attribuiti ai titolari di protezione sussidiaria, tra i quali, ai sensi dell'art.27, co. 1, è annoverato il diritto "al medesimo trattamento riconosciuto al cittadino italiano in materia di assistenza sociale e sanitaria" e dunque anche il diritto all'assegno di maternità di base.

In riferimento alla questione sollevata dal Tribunale di Bergamo relativo a cittadine straniere titolari di un permesso di soggiorno per motivi familiari, la Corte ha preso atto che l'art. 12 direttiva 2011/98/UE sul diritto alla parità di trattamento, attraverso il richiamo all'art. 3, paragrafo 1, lettera b), riconosce "ai cittadini di paesi terzi che sono stati ammessi in uno Stato membro a fini diversi dall'attività lavorativa a norma del diritto dell'Unione o nazionale" (titolare di permesso unico lavoro) lo stesso trattamento riservato ai cittadini dello Stato membro per quanto concerne i settori della sicurezza sociale.

Con tale ultima decisione, la Corte ha ribadito il suo orientamento più volte richiamato da ultimo nell'ordinanza 298/2011 (http://www.cortecostituzionale.it/actionPronuncia.do) che richiede al Giudice ordinario "di indicare espressamente i motivi che osterebbero alla non applicazione del diritto interno in contrasto con il diritto dell'Unione europea".

Per maggiori informazioni: ordinanza n. 95/2017 - Corte Costituzionale

 

Fonte: Corte Costituzionale

 

(17 maggio 2017)