La dimensione dei diritti umani nelle politiche di integrazione dei migranti e dei rifugiati

Il Rapporto del Consiglio d'Europa

Il Rapporto



 "Le politiche di integrazione non dovrebbero perseguire obiettivi di controllo delle migrazioni, bensì agevolare il godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei migranti e dei rifugiati". È questa la raccomandazione al centro del Rapporto "Human rights aspects of immigrant and refugee integration policies" recentemente pubblicato dal Rappresentante speciale del Segretario Generale del Consiglio d'Europa per la migrazione e i rifugiati.

Il dossier esamina le politiche  di integrazione di 11 stati membri (tra cui Italia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Gran Bretagna, Svezia, ma anche Russia e Turchia).

L'obiettivo è quello di  supportare, attraverso l'analisi comparativa delle politiche di integrazione, gli Stati membri del Consiglio d'Europa nel progettare e implementare politiche di integrazione che garantiscano il rispetto dei diritti umani e delle  libertà fondamentali di migranti  e rifugiati in conformità con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Il documento esamina in particolare come il godimento del diritto al rispetto della vita privata e familiare e la sicurezza di residenza di immigrati e rifugiati facilita e migliora le politiche di integrazione.

Un approccio volontario e personalizzato è essenziale, ad avviso del Consiglio d'Europa, per un'integrazione di successo. Politiche di promozione volontaria dell'integrazione appaiono  preferibile a politiche obbligatorie di integrazione. La lingua obbligatoria e le politiche di integrazione civica dovrebbero tenere conto delle esigenze specifiche di migranti, rifugiati e gruppi vulnerabili al fine di evitare rischi di discriminazione. Altre condizioni politiche come soglie di reddito eccessivamente alte, lunghi periodi di attesa, requisiti abitativi restrittivi e benefici finanziari ridotti possono avere un impatto negativo sul ricongiungimento familiare, che è un importante elemento di integrazione.

Fonte: Consiglio d'Europa

(23 aprile 2019)