La nuova patente di qualità per colf, badanti e baby sitter

Certificazione volontaria delle competenze secondo la norma tecnica Uni




Avere una conoscenza di base della lingua italiana, aver partecipato a un corso di formazione nell'ultimo triennio di almeno 40 ore per il ruolo di colf e di almeno 64 ore per baby sitter e badanti e aver lavorato per almeno 12 mesi - anche non continuativi - con un contratto in regola (sempre negli ultimi tre anni) .

Sono questi i tre requisiti necessari per poter ottenere la "patente di qualità" dei lavoratori domestici, novità introdotta dalla norma tecnica 11766 di Uni, l'ente italiano di normazione che elabora e pubblica documenti normativi volontari.

La legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate ha previsto la possibilità di qualificare l'attività dei soggetti che le esercitano, tramite norme tecniche Uni. Finora, per il personale domestico non esisteva un sistema nazionale di riconoscimento delle competenze.

La norma tecnica, approvata lo scorso 12 dicembre, va a colmare tale vuoto normativo e punta a far rientrare anche il lavoro di colf, badanti e baby sitter negli standard europei in conformità al Quadro europeo delle qualifiche (European Qualifications Framework)

Grazie alla nuova norma, quindi, colf, badanti e baby sitter potranno, come altre categorie di professionisti, ottenere una certificazione attendibile che potrà essere spesa quale fondamentale valore aggiunto nella ricerca del lavoro. Al contempo, le famiglie sapranno che affidarsi ad una colf, baby sitter o badante certificata vorrà dire inserire all'interno della famiglia una persona con conoscenze, abilità e competenze conformi agli standard europei e verificati da un organismo terzo indipendente.

La norma UNI, sebbene volontaria, rappresenta un importante punto di riferimento per un  settore che secondo i dati raccolti da Assindatcolf (Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico), impiega complessivamente 2 milioni di addetti, il 70% dei quali stranieri, e vale oltre 19 miliardi di euro l'anno (l'1,25% del Pil nazionale). Dei 2 milioni di lavoratori impegnati a lavorare come colf, badanti o baby sitter , 800mila sono regolari mentre gli irregolari si stima siano ben 1,2 milioni: sei su 10.

 

Cosa prevede la norma

La UNI 11766 (questa la codifica della norma) individua in una specifica tabella e in modo differenziato per le tre distinte attività professionali riconducibili al lavoro domestico (colf, baby sitter e badanti), i compiti e le attività specifiche che devono essere in grado di svolgere per poter essere qualificati.

La qualificazione, pertanto, si baserà su tre livelli distinti: conoscenze, abilità e competenze che dovranno caratterizzare l'attività professionale dei collaboratori domestici.

Un esempio relativo al profilo dei badanti può meglio chiarire come funzionerà il meccanismo di qualificazione. Tra le conoscenze che la norma UNI 11766 richiede al badante che si occupa di un anziano o di una persona con disabilità, vi è la conoscenza degli elementi di base di psicologia e delle principali tecniche di relazione e comunicazione; la conoscenza delle nozioni elementari della cultura italiana; la conoscenza dei soggetti a cui rivolgersi in caso di emergenza. Tra le abilità richieste, la norma indica ad esempio la capacità di effettuare una compagnia non meramente "passiva" ma che possa essere di stimolo e di gratificazione per l'assistito; la capacità di individuare una situazione di pericolo e chiamare in causa le persone/autorità competenti a intervenire; la capacità di utilizzare Internet e di effettuare ricerche anche in situazioni di emergenza; saper usare i principali strumenti di comunicazione (telefono, email, sms); praticare le misure di primo soccorso, utilizzando presidi sanitari e strumenti comunemente presenti nell'abitazione.

Infine - per quanto riguarda le competenze - la norma richiede al badante di saper dialogare e interagire con l'assistito in accordo con le indicazioni di medici e familiari; di individuare e gestire eventuali situazioni di emergenza; di svolgere attività di animazione o ricreative che siano di stimolo per l'assistito.

Lo stesso meccanismo viene replicato dalla norma per tutti i compiti posti alla base del lavoro quotidiano dei collaboratori familiari.


Per poter "certificare" le proprie competenze in base alla norma Uni, i lavoratori domestici dovranno affrontare un esame con prova scritta e orale. I corsi di formazione (di 40 ore per i colf che diventano 64 ore per baby sitter e badanti, con una struttura modulare) partiranno dopo l'accreditamento degli enti, che potranno sia erogare i corsi, sia valutare le competenze con gli esami e quindi materialmente attribuire la "patente di qualità" ai lavoratori domestici.

La norma contiene in appendice anche una serie di regole deontologiche che dovranno caratterizzare il comportamento dei collaboratori familiari.

Per saperne di più vedi   Uni 11766 

Per approfondire il tema della certificazione delle competenze visita il focus dedicato sul Portale Integrazione


(11 febbraio 2020)