La riforma del Regolamento di Dublino

Lo stato dell'arte dopo che il Consiglio dei Ministri dell'Interno ha respinto la proposta di compromesso della Presidenza Bulgara




I ministri dell'Interno dell'UE, nella riunione del 5 giugno scorso, hanno respinto la proposta di compromesso sulla riforma del trattato di Dublino presentata della presidenza bulgara. La questione è rinviata al Consiglio europeo in programma per il prossimo 28-29 giugno.

La voce.info pubblica un approfondimento sul contesto e lo stato dell'arte della riforma. Il rischio è il mantenimento delle norme attuali, il che non sarebbe una vittoria per l'Italia.

Il contesto

Il regolamento Dublino III (2013/604/Ce) rappresenta la terza tappa di un processo iniziato nel 1990 con la Convenzione di Dublino (entrata in vigore nel 1997 per 12 stati firmatari) e proseguito nel 2003 con Dublino II. Il regolamento definisce i criteri e i meccanismi per determinare quale sia lo stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno dei paesi membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide. In sostanza, il regolamento stabilisce che la richiesta di asilo deve essere gestita dal primo paese dell'Unione in cui il migrante ha messo piede. Si tratta indubbiamente di un meccanismo che oggi svantaggia i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Di una riforma del Regolamento si discute dalla crisi dei rifugiati del 2015 quando la Germania, pur non essendo il primo paese di ingresso, decise di accogliere un milione di richiedenti asilo giunti attraverso la rotta balcanica. Da allora, la riforma è stata chiesta da più parti: la situazione in materia di migrazioni è profondamente cambiata rispetto a quando fu firmato l'accordo (dal 2013 al 2015 gli sbarchi nel Mediterraneo sono aumentati di 16 volte, da 64 mila a oltre 1 milione) e l'accordo penalizza fortemente i paesi di primo accesso.

Le proposte di riforma del Parlamento Ue

Nel novembre 2017, dopo anni di negoziati, il Parlamento europeo aveva approvato una proposta di riforma molto ambiziosa, con l'obiettivo di creare un sistema d'asilo veramente nuovo basato sulla solidarietà, con regole chiare e incentivi a seguirle, sia per i richiedenti asilo che per tutti gli Stati membri.

La principale novità del testo approvato dal Parlamento riguarda il fatto che il primo Paese di arrivo non sarebbe più automaticamente responsabile per i richiedenti asilo. L'attribuzione della responsabilità sarebbe basata, nell'ottica di facilitare l'inserimento sociale, sui "reali legami" con uno Stato membro, quali la famiglia, l'avervi già vissuto in precedenza o gli studi.

In assenza di questi legami, i richiedenti asilo verrebbero automaticamente assegnati ad uno Stato membro dell'Ue in base ad un metodo di ripartizione fisso, dopo essere stati registrati al loro arrivo, e dopo un controllo di sicurezza e una rapida valutazione dell'ammissibilità della loro domanda di protezione. Ciò per evitare che gli Stati membri "in prima linea" si assumano una quota sproporzionata degli obblighi internazionali dell'Europa nei confronti delle persone bisognose e per accelerare le procedure di asilo.

I paesi dell'UE che si rifiutassero di ricollocare i richiedenti asilo dovrebbero avere un accesso limitato ai fondi UE.

La riforma introduce, inoltre, una nuova procedura accelerata di ricongiungimento familiare, per cui basteranno sufficienti indicazioni sulla presenza di un familiare in un altro stato membro per un rapido ricollocamento.

La proposta della Presidenza bulgara

Appena un mese dopo l'approvazione della bozza del Parlamento, il Consiglio ha fatto parzialmente marcia indietro, cominciando a lavorare su un testo di compromesso presentato dalla presidenza bulgara del Consiglio dell'Unione. La proposta bulgara sarebbe stata addirittura peggiorativa rispetto allo status quo attuale, eliminando la componente automatica dei ricollocamenti e lasciando le quote basate su impegni volontari da parte degli stati membri. Il nuovo testo avrebbe pure eliminato le sanzioni a chi rifiuta i migranti, sostituendole con un contributo per chi supera la quota prevista.

L'esperienza dei ricollocamenti

Già in occasione dell'avvio dell'Agenda UE sulle migrazioni (il cosiddetto piano Juncker del 2015), la Commissione europea aveva tentato di stabilire meccanismi automatici (basati su parametri oggettivi) per la ripartizione di richiedenti asilo e rifugiati sul territorio europeo . Il Consiglio optò invece per la negoziazione di quote diversificate, stabilite in accordo con i singoli paesi (Decisione del Consiglio (UE) 2015/1601 del 22.9.2015) . Il risultato fu che molti stati prima hanno ottenuto quote bassissime, poi hanno di fatto rifiutato di applicare il programma.


 Stato di avanzamento dei ricollocamenti di migranti da Italia e Grecia nei paesi UE


Paesi Ue

Obiettivo stabilito

nel 2015

Ricollocamenti al 7.3.2018Stato di avanzamento
Germania27.53610.28237,3%
Francia19.7144.94425,1%
Svezia3.7663.04780,9%
Paesi Bassi5.9472.72445,8%
Finlandia2.0781.98195,3%
Portogallo2.9511.53251,9%
Spagna9.3231.35814,6%
Belgio3.8121.16930,7%
Irlanda600888148,0%
Romania4.18072817,4%
Lussemburgo55754998,6%
Lituania67138457,2%
Lettonia48132868,2%
Slovenia56725344,6%
Malta131168128,2%
Estonia32914744,7%
Cipro32014344,7%
Croazia968828,5%
Bulgaria1.302604,6%
Austria1.953392,0%
Slovacchia902161,8%
Rep. Ceca2.691120,4%
Ungheria1.29400,0%
Polonia6.18200,0%
Totale98.25530.83431,4%

Fonte: Com(2018) 250 del 14.3.2018


Fonte: La voce.info

(11 giugno 2018)