Partenariato per l’integrazione, attori a confronto

Un confronto a Montepulciano, nell’ambito della manifestazione “Luci sul Lavoro”


Il 20 dicembre 2017 la Commissione europea e le parti economiche e sociali dell'UE (CES, BusinessEurope, UAPME, CEEP e Eurochambers) hanno firmato un partenariato europeo per l'integrazione, che stabilisce i principi fondamentali e gli impegni volti a sostenere e rafforzare le opportunità di integrazione nel mercato del lavoro europeo per i rifugiati e i migranti che soggiornano legalmente nell'UE. "Nonostante a livello nazionale non sia stato prodotto un documento analogo, esistono pratiche diffuse sul territorio di partenariati fra istituzioni e parti economiche e sociali che meritano di essere conosciute e implementate". Così Tatiana Esposito, Direttore Generale per l'immigrazione e le politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha introdotto il primo degli appuntamenti curati dalla stessa DG nell'ambito della X edizione di Luci sul lavoro a Montepulciano, svoltosi il 12 luglio 2019 dal titolo "Partenariato per l'integrazione: attori a confronto".

"I flussi migratori sono un fenomeno inevitabile della contemporaneità, che non possiamo esimerci dall'affrontare" ha affermato Domenico Parisi, Presidente di Anpal. "È indispensabile chiedersi chi sono i migranti - ha continuato il presidente - superando stereotipi e attuando un piano di sviluppo economico che tenga conto della loro presenza e del loro apporto". Dopo di lui Domenico Bova, responsabile della Direzione Transizione Fasce vulnerabili di Anpal Servizi, ha ripercorso le esperienze, realizzate e in corso di realizzazione, nate dalla collaborazione fra la Direzione Generale dell'Immigrazione e delle Politiche Sociali e Anpal Servizi in tema di inclusione socio-lavorativa della fasce vulnerabili, progettazione integrata, minori stranieri non accompagnati e comunicazione. In particolare grazie al progetto Percorsi, giunto alla terza edizione, sono stati realizzati 2000 tirocini, che hanno avuto come esito una ricaduta occupazionale del 30%. Per l'avviso PUOI, sono state raccolte più di 450 candidature per 16mila e più percorsi integrati di inserimento socio-lavorativo a favore di migranti in condizione di vulnerabilità. Si è passati, inoltre,da una fase sperimentale a un'azione di sistema, attraverso la valorizzazione delle reti e una serie di innovazioni, a partire dalla programmazione che da mono-fondo è divenuta pluri-fondo e dall'estensione su tutto il territorio nazionale degli interventi in un primo tempo realizzati solo su alcune regioni. Inoltre lo strumento del tirocinio è stato sostituito da percorsi integrati di inserimento socio-lavorativo e dall'elezione di un solo target si è passati a lavorare con una molteplicità di target destinatari.

L'incontro è stata l'occasione per un confronto fra diverse esperienze di partenariato finalizzate all'inclusione dei migranti, in particolare il progetto Labour-int, promosso da Anolf e Fisascat Cisl milanesi, in collaborazione con Filcams Cgil, Uiltucs Uil, Confcommercio, gli enti bilaterali del settore commercio, turismo e servizi e la Confederazione europea dei sindacati e i progetti della Dg Immigrazione Percorsi, Inside e Puoi, realizzati da Anpal Sevizi.

Labour-INT è stato illustrato da Ornella Vilella e Angela Guma, rispettivamente responsabile Unità Immigrazione e referente del gruppo di lavoro "Inclusione lavorativa Migranti" di CeLAV – centro di mediazione al lavoro del Comune di Milano. La mission di Labour-INT è quella di orientare e accompagnare persone in condizione di vulnerabilità (fra cui richiedenti asilo) nell'accesso al mercato del lavoro. La selezione dei beneficiari è avvenuta attraverso le segnalazioni dei responsabili dei CAS. Quarantuno giovani, il 30% dei quali donne, hanno partecipato, con il supporto di un tutor, a un percorso formativo di due mesi, finalizzato all'inserimento lavorativo e seguito da un tirocinio presso le aziende.

Il punto di forza del progetto Percorsi, secondo Margherita Valori, referente CIES Lazio, è stato il tutoraggio svolto sia a supporto dei beneficiari che delle aziende. Queste spesso possono essere intimorite dalla condizione documentale complessa di un richiedente asilo. In questi casi l'affiancamento è importante per decidere di investire su una persona che sta cercando di realizzarsi e deve essere attore protagonista del proprio percorso di inserimento lavorativo. A condividere la propria esperienza con Percorsi anche il rappresentante di una delle aziende coinvolte e uno dei ragazzi beneficiari del progetto. Le diverse testimonianze hanno concordato sul fatto che uno degli elementi di forza che ha determinato la riuscita del progetto sia stato l'approccio multistakeholder. Il percorso è riuscito a rispondere alle domande dei beneficiari anche perché ha ascoltato le loro esigenze e li ha orientati a comprendere la logica del mercato del lavoro, al di là del mero guadagno.

A partire da queste esperienze hanno discusso, in una tavola rotonda moderata da Stefania Congia, Dirigente per le Politiche di integrazione sociale e lavorativa dei migranti e tutela dei minori stranieri della DG Immigrazione, Gianni Rosas, Direttore Ufficio OIL per l'Italia e San Marino, Riccardo Clerici, UNHCR, Stefania Maselli, SIPROIMI, Maurizio Bove, Responsabile Immigrazione CISL Milano, Ludovic Voet, Segretario Confederale CES responsabile per l'immigrazione e la mobilità, Hala Akari, Member Swedish Syrian Alliance e Vania Nedelcheva, Head of the Migrant Department of the Athens Labour Organization.

Per Maurizio Bove le esperienze positive sui territori sono molteplici. La necessità è quella di farle conoscere e metterle a sistema per superare una visione emergenziale e arrivare a una gestione effettiva con la collaborazione dei soggetti riconosciuti, che copra l'intero arco temporale dall'arrivo in Italia dei migranti sino al loro inserimento nel mercato del lavoro.

L'esperienza greca di Labour-INT privilegia, secondo Vania Nedelcheva, un approccio olistico e multistakeholder all'integrazione. Nel Paese sono stati attivati dei punti di informazione per i migranti giunti nel 2016. Con Labour-INT 2 si stanno selezionando i partecipanti per moduli di formazione tradotti anche in arabo e francese. Lavorando su una piattaforma che prevede la collaborazione con il Comune di Atene e diverse ONG, si stanno definendo dei moduli di formazione dedicati al diritto di cittadinanza, al diritto del lavoro e alle competenze digitali in partnership con la confederazione delle piccole e medie imprese.

Hala Akari, ha sottolineato l'importanza dell'early integration ai fini di un percorso positivo di inclusione. I richiedenti in attesa del riconoscimento vivono infatti in una sorta di limbo e questa condizione può protrarsi per molto tempo. Dei corsi di lingua frequentati subito dopo la richiesta di protezione internazionale, per esempio, si sono dimostrati molto efficaci per anticipare il conseguimento dell'attestato di conoscenza della lingua una volta ottenuto l'asilo. È di prioritaria importanza inoltre creare dei ponti fra i richiedenti asilo e i cittadini svedesi.

Anche Gianni Rosas ha convenuto sull'importanza di iniziare un percorso di inclusione sin dalla fase della prima accoglienza e di lavorare parallelamente sull'integrazione lavorativa e sociale. Quale rilevanza abbia il lavoro sull'integrazione dei cittadini di Paesi Terzi è apprezzabile anzitutto in considerazione della fattore demografico, considerato l'indice di invecchiamento della popolazione italiana e la presenza di fasce giovani della popolazione nei Paesi di origine. Sensibile è e sarà quindi l'apporto produttivo di cittadini lavoratori migranti. Le politiche di intervento hanno bisogno di hard data, da cui trarre indicazioni utili alla programmazione e che possano anche fondare una narrazione corretta delle migrazioni.

Stefania Maselli, ha sottolineato l'importanza della collaborazione tra governo centrale e locale e le aziende in una logica di capacity building che permetta di guardare al futuro in termini di sviluppo e consolidamento. Bisogna tener presente inoltre il fenomeno dello spopolamento delle aree interne, caratterizzate in molti casi da un'emorragia di genere umano. L'attuazione di progetti di accoglienza e integrazione efficaci può avere ricadute considerevoli in termini di tutela ambientale e recupero aree boschive. C'è l'esigenza di garantire non solo percorsi qualificati di formazione ai beneficiari di protezione internazionale, ma anche puntare sulla professionalizzazione degli operatori.

Riccardo Clerici, UNHCR, ha sottolineato come le esperienze di integrazione riuscita non siano adeguatamente riflesse nel dibattito pubblico e politico. Il passo avanti nei progetti di partenariato deve essere il rafforzamento dei rapporto con le Regioni e del ruolo dei Centri per l'impiego ai fini di realizzare un job-matching fra esigenze dei territori e competenze e professionalità dei cittadini migranti.

Ludovic Voet ha ribadito la crucialità di un coinvolgimento precoce dei migranti subito dopo l'arrivo nei Paesi di accoglienza e dell'investimento in formazione. Questa considerazione sarà alla base di Labour-INT 2 lanciato in in Italia, Grecia e Austria, oltre alla necessità di un maggior coinvolgimento delle grandi aziende che ancora sottovalutano l'opportunità di assumere cittadini migranti.

Ha concluso l'incontro Laura CorradoCapo dell’Unità responsabile per la Migrazione Legale e l’Integrazione della Direzione Generale “Migrazione e Affari Interni” della Commissione europea, evidenziando come le esperienze di partenariato abbiano portato ad azioni concrete soprattutto in Paesi come Finlandia, Germania e Danimarca, con accordi/dichiarazioni tra le parti sociali e i governi per l'inserimento nel mercato del lavoro dei rifugiati che hanno avuto un impatto positivo sui territori. Le aziende sono sicuramente uno degli stakeholder più importanti per l'integrazione dei migranti nel mercato del lavoro. La Commissione ha iniziato un dialogo con loro nel 2007 e ci sono network di grandi imprese, anche multinazionali, che si stanno impegnando nell'integrazione dei rifugiati, avendo individuato i vantaggi nello sviluppo di pool di talenti. Finora il partenariato europeo ha avuto i primi esiti positivi ma c'è ancora molto da fare perché le storie di successo si sono registrate in alcuni Paesi e meno in altri. L'approccio multistakeholder, l'inclusione sociale, la governance multilivello restano dei punti cruciali nel lavoro della Commissione.

(16 luglio 2019)