Presentato il 24° Rapporto ISMU sulle migrazioni

In calo i disoccupati, ma cresce tra la popolazione migrante la componente inattiva e quella degli irregolari, stimati in poco più di 500mila


 

 Comunicato stampa completo



È stato presentato il 4 dicembre scorso il Ventiquattresimo Rapporto sulle migrazioni 2018, elaborato dalla Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità).

Nel Rapporto stima che al 1° gennaio 2018 gli stranieri presenti in Italia siano 6 milioni e 108mila su una popolazione di 60 milioni e 484mila residenti: è stata, dunque, superata la soglia simbolica di uno straniero ogni 10 abitanti. Rispetto alla stessa data del 2017, l'incremento della popolazione straniera – si legge nel comunicato stampa diffuso - è stato del 2,5%, dovuto soprattutto alla componente irregolare (+8,6%), pari a 533mila stranieri.

Per quanto riguarda le provenienze, il 71% degli stranieri residenti in Italia è rappresentato da cittadini dei Paesi Terzi, che sono in totale 3 milioni e 582mila. Tra i residenti, poco meno di 1,1 milioni proviene da Paesi europei extra Ue, soprattutto Albania, Ucraina e Moldova e altrettanti dall'Africa, specie da Marocco, Egitto, Nigeria, Senegal e Tunisia, con un aumento durante il 2017 degli stranieri provenienti da realtà sub sahariane come Guinea (+63%), Mali (+30%), Nigeria (+20%), Costa d'Avorio (+16%) e Somalia (+12%). ISMU sottolinea come le acquisizioni di cittadinanza italiana, che nel 2017 sono state 147mila, sono destinate a persistere nel tempo. In particolare, ISMU stima che nei prossimi dieci anni i nuovi cittadini saranno tra 1,6 e 1,9 milioni.

Sul fronte lavorativo, dal Rapporto emerge come in Italia, su una popolazione complessiva di occupati pari a poco più di 23 milioni, gli stranieri sono circa due milioni 423mila. Per il terzo anno consecutivo il fenomeno della disoccupazione registra una riduzione, questa volta più significativa sia in valori assoluti (oltre 30mila disoccupati in meno) sia in termini percentuali (-7,1%). Invece, cresce la componente inattiva tra gli stranieri in età lavorativa (ovvero tra i 15 e i 64 anni): nel 2017 è pari a un milione e 149mila unità.

 Il salario medio degli stranieri è inferiore a quello degli italiani del 35%. Per quanto riguarda il sistema scolastico italiano, ISMU segnala che dopo la "crescita zero" del 2015, nell'anno 2016/17 gli alunni stranieri sono tornati ad aumentare e hanno raggiunto il numero di 826mila (+11mila rispetto all'anno precedente), pari al 9,4% del totale della popolazione scolastica.

Nel 2017 in Italia ci sono 2 milioni e 189mila Neet (Neither in employment nor in Education and Training), cioè giovani tra i 15 e i 29 anni non occupati e non in formazione. Si tratta della quota più elevata tra i Paesi dell'Unione Europea: il 41% cerca attivamente un lavoro. L'incidenza dei Neet è notevolmente più elevata tra gli stranieri (34,4% contro il 23,0% degli italiani); tale differenza è dovuta alla componente femminile (23,7% e 44,3% le rispettive quote tra le italiane e le straniere).

La Fondazione ISMU segnala come l'elevata rilevanza assegnata alle migrazioni, la loro drammatizzazione e strumentalizzazione, si è registrata in un anno in cui i flussi migratori non autorizzati via mare verso l'Italia sono drasticamente diminuiti: nei primi sette mesi del 2018 è, infatti, continuato il rallentamento degli sbarchi iniziato nella seconda metà del 2017 e che aveva portato alla fine dello scorso anno a un bilancio annuo dei nuovi arrivi di 119mila persone (-34% rispetto al 2016). Inoltre, il primato degli arrivi di immigrati è passato dall'Italia alla Spagna, dove dal 1° gennaio all'11 novembre 2018 sono arrivati 55mila migranti (di cui 49mila via mare e 6mila via terra) rispetto ai 29mila giunti in Grecia e ai 22mila sbarcati fino al 19 novembre nel nostro Paese.


Fonte: ISMU

(5 Dicembre 2018)