Ricongiungimento familiare con un cittadino dell'Unione

​Al Consolato spetta soltanto la valutazione del legame di parentela/coniugio




Al Consolato spetta soltanto la valutazione del legame di parentela/coniugio



Il Tribunale di Torino, con ordinanza del 24 ottobre 2014, n. 18264  ha esaminato la questione del ricongiungimento familiare relativo a cittadini  extracomunitari maggiori di anni 21, figli di cittadini UE.

La questione riguardava un cittadino marocchino, figlio di cittadino italiano, che si era visto rigettare dal Consolato italiano a Casablanca, la richiesta di un permesso per l’Italia per poter ricongiungersi al padre. L’ufficio infatti, non riteneva provato, quindi sussistente, che il richiedente fosse mantenuto dal padre, così come richiesto dal decreto legislativo n. 30/2007 all’art. 2, e che quindi non ci fosse possibilità di ottenere il permesso. 

Alla luce della modifica normativa introdotta con il D.lgs n. 129/2011, che ha abolito l’obbligo di visto nazionale per motivi familiari per il rilascio della carta di soggiorno al familiare non comunitario del cittadino UE., il Tribunale ha accolto il ricorso proposto, ordinando di concedere al ricorrente un permesso Schengen di breve durata per turismo con ingressi multipli. 

Il giudice rileva come le Autorità Consolari sono tenute, dopo la modifica normativa del 2011, non più al rilascio dei visti nazionali per ricongiungimento ma di visti di tipo Schengen di breve durata (per motivi di turismo). I Consolati, dunque, devono semplicemente verificare il vincolo di parentela o di coniugio senza entrare nel merito del “carico familiare” o della sussistenza di una “unione registrata”, questioni ora demandate all’Amministrazione dell’Interno al momento del rilascio della carta di soggiorno.


 

Il quadro giuridico


L’art. 2 del d. lgs. 30/2007, così come modificato dalla legge n. 29/2011 definisce “familiare” ai fini della possibilità di ricongiungimento con un cittadino dell’Unione:

- il coniuge;

- il partner che abbia contratto con il cittadino dell'Unione un'unione  registrata  sulla  base  della  legislazione  di uno Stato membro, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari, l'unione  registrata  al  matrimonio;

- i discendenti diretti di età inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge o partner; 

- gli  ascendenti  diretti  a  carico  e quelli del coniuge o partner . 

 

Prima della riforma del 2011, tali requisiti dovevano essere valutati dalle Autorità Consolari ai fini del rilascio del permesso di soggiorno per il ricongiungimento, previa dimostrazione della loro sussistenza da parte del richiedente.

A seguito della modifica legislativa la procedura è stata nettamente snellita e facilitata: l’Ufficio Visti dei Consolati infatti non deve più rilasciare il visto d’ingresso per motivi familiari, ma semplicemente, previa verifica che il beneficiario sia un familiare di cittadino UE, può rilasciare un visto Schengen di breve durata con ingressi multipli, permettendo al richiedente di entrare in Italia e richiedere direttamente in Questura un visto di lungo soggiorno. 

In conseguenza della nuova normativa, quindi i Consolati non devono più effettuare alcun controllo sulla circostanza di “essere a carico del familiare” in quanto la verifica di tale condizione sarà, nel caso, competenza delle amministrazioni nazionali.​


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(15 Aprile 2015)