L'INGRESSO ED IL SOGGIORNO PER RICERCA (ARTICOLO 27 TER)

 


 

La disciplina relativa all'ingresso di ricercatori extracomunitari, originariamente regolata dall'articolo 27 del Testo Unico sull'mmigrazione, era stata già modificata, in attuazione della Direttiva Comunitaria 2005/71/CE, con il d.lgs. n. 17 del 9 gennaio 2008. Tale decreto aveva introdotto nell'ambito del Testo Unico sull'immigrazione l'articolo 27 ter interamente dedicato alla disciplina dell'ingresso e soggiorno in Italia per motivi di ricerca.

Tale norma definisce la categoria di cittadini stranieri che possono accedere a tale canale di ingresso per il quale non sono previste quote, specificando che deve trattarsi di stranieri in possesso di un titolo di dottorato o comunque di un titolo di studio superiore che nel Paese in cui è stato conseguito, dia accesso a programmi di dottorato.

Il d.lgs. n. 71/2018, con cui è stata data attuazione alla direttiva (UE) 2016/801, nel modificare diverse disposizioni dell'articolo 27 ter, ha lasciato immutato l'impianto della disciplina già vigente, imperniato sulla previsione che gli Istituti di ricerca che selezionano lo straniero ricercatore debbano essere iscritti in un apposito elenco tenuto dal Ministero dell'istruzione, dell'Università e della ricerca. Nel Decreto del Ministero dell'Università e della Ricerca dell'11.4.2008 sono precisate le garanzie richieste agli istituti di ricerca per essere iscritti nel suddetto elenco.

Nell'articolo 27 ter, così come modificato dal D.lgs n.71/2018, vengono elencate le categorie di cittadini stranieri esclusi dall'ambito di applicazione della regolamentazione del soggiorno per motivi di ricerca, in quanto si applicano loro altre fattispecie.

Si tratta di: soggiornanti nel territorio nazionale per motivi di protezione temporanea o umanitaria; i beneficiari di protezione internazionale e coloro che ne abbiano fatto richiesta e siano in attesa di una decisione; i familiari stranieri di cittadini dell'Unione europea; i titolari di un permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo; i lavoratori altamente qualificati titolari di Carta blu ; i dipendenti in tirocinio che fanno ingresso nell'ambito di un trasferimento intra-societario; i destinatari di un provvedimento di espulsione anche se sospeso.

Alla base della richiesta di nullaosta per ricerca vi è una convenzione stipulata tra l'Istituto di ricerca ed il ricercatore, con cui l'Istituto si impegna ad accogliere il ricercatore ed a fornire una serie di garanzie, mentre il ricercatore si impegna a realizzare un progetto di ricerca approvato dall'Istituto In base alle nuove regole la convenzione deve avere ad oggetto l'attività di ricerca (anziché il mero progetto di ricerca) e indicarne il titolo o scopo nonché la durata stimata.

La convenzione, tra l'altro, stabilisce:

- il rapporto giuridico tra le parti;

- le condizioni di lavoro del ricercatore e le risorse messe a sua disposizione che devono essere sufficienti a far si che lo stesso non gravi sul sistema di assistenza sociale. La valutazione delle risorse mensili messe a disposizione del ricercatore, va effettuata caso per caso (come parametro di riferimento, può considerarsi il doppio dell'importo dell'assegno sociale) e dichiarata da parte dell'Istituto di ricerca anche quando provengono dal sostegno finanziario dell'Unione europea, di un'organizzazione internazionale, di un altro istituto di ricerca o di un soggetto estero ad esso assimilabile;

- la copertura delle spese di viaggio;

- la stipula di una assicurazione sanitaria per il ricercatore e i suoi familiari, ovvero l'obbligo per l'istituto di provvedere alla loro iscrizione al SSN;

- informazioni sulla eventuale mobilità del ricercatore in altri Stati membri dell'Unione europea, ove già nota al momento della stipula della convezione.

La convenzione decade automaticamente in caso di diniego del nullaosta o nel caso di impossibilità di esecuzione della convenzione.

L'ingresso e soggiorno per la ricerca si articola in due passaggi: il rilascio del nulla osta all'organizzazione o istituto che impiega lo straniero; il rilascio del permesso di soggiorno allo straniero.

La  domanda di nulla osta per ricerca  deve essere presentata dall'Istituto di ricerca allo Sportello unico per l'immigrazione competente in base al luogo in cui si svolge la ricerca, il quale lo rilascia acquisito il parere della questura sulla insussistenza di motivi ostativi all'ingresso del ricercatore in quanto pericoloso per l'ordine pubblico e la sicurezza nazionale.

Il D.lgs. n. 71/2018 ha previsto un termine di trenta giorni per il rilascio (o il rigetto) del nulla osta. In caso di rilascio, il nulla osta (insieme con il codice fiscale del ricercatore) viene trasmesso (dallo Sportello unico) in via telematica agli uffici consolari all'estero, per il rilascio del visto di ingresso, da richiedere entro sei mesi dall'ottenimento del nulla osta. Il visto viene rilasciato prioritariamente rispetto ad altre tipologie di visto.

Rifiuto o revoca del nulla osta sono possibili quando: non sussistano i requisiti e le condizioni previsti per l'ingresso; la documentazione presentata sia stata falsificata o ottenuta in maniera fraudolenta: l'istituto di ricerca sia in corso di liquidazione o sia stato liquidato; l'istituto di ricerca sia stato sanzionato per lavoro non dichiarato o non abbia rispettato i propri obblighi in materia tributaria, di diritti dei lavoratori, di previdenza sociale.

Le decisioni di revoca del nulla osta per cause addebitabili all'istituto di ricerca, sono adottate caso per caso nel rispetto del principio di proporzionalità.

Il nullaosta al lavoro per ricerca può essere richiesto anche dal cittadino extracomunitario che si trova già sul territorio nazionale ad altro titolo. In tal caso, una volta ottenuto il nullaosta al lavoro, il permesso di soggiorno per ricerca viene rilasciato in esenzione dal visto.

Il ricercatore, entro otto giorni lavorativi dall'ingresso nel territorio nazionale deve recarsi presso lo Sportello unico per la dichiarazione di presenza.

Il D.lgs. n. 71/2018 ha previsto  un termine di trenta giorni per il rilascio al ricercatore, da parte del questore, del permesso di soggiorno.

La durata del permesso di soggiorno per ricerca è pari a quella del programma di ricerca. Il permesso deve recare un riferimento ai programmi dell'Unione europea o multilaterali comprendenti misure di mobilità, ove il ricercatore faccia ingresso sulla base di tali programmi.

Il rifiuto o la revoca del permesso di soggiorno intervengono: quando il permesso sia stato ottenuto in maniera fraudolenta o sia stato falsificato o contraffatto, o se risulta che il ricercatore non soddisfacesse o non soddisfi più le condizioni di ingresso e di soggiorno previste dal T.U. immigrazione, o se egli soggiorni per fini diversi da quelli per cui è stato rilasciato il nulla osta.

Al titolare di un permesso di soggiorno per ricerca viene riconosciuto il diritto al ricongiungimento familiare alle condizioni ordinarie, ma a prescindere dalla durata del permesso. Non occorre inoltre la dimostrazione della disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonché l'idoneità abitativa. In caso di richiesta del familiare al seguito, le nuove norme specificano che si pone per l'autorizzazione al ricongiungimento il medesimo termine (di trenta giorni) previsto per il rilascio del nulla osta all'ingresso del ricercatore, qualora le due richieste siano contestuali. Negli altri caso permane, invece, il termine ordinario di novanta giorni.

Per l'ingresso del familiare al seguito dello straniero titolare di un permesso di soggiorno per ricerca rilasciato da altro Stato membro, Il D.lgs. n. 71/2018 ha previsto  la dimostrazione di aver risieduto in qualità di familiare nel primo Stato membro.

Ai familiari viene rilasciato un permesso di soggiorno di durata pari a quella del permesso di soggiorno del ricercatore.

Il D.lgs. n. 71/2018 ha anche introdotto - sulla scorta della previsione dell'articolo 25 della direttiva - per i ricercatori stranieri la possibilità, una volta completata l'attività di ricerca per cui abbiano fatto ingresso, di ottenere un nuovo permesso di soggiorno per cercare un'occupazione o avviare un'attività d'impresa coerente con l'attività di ricerca completata. Tale permesso ha una durata minima di nove mesi e massima di dodici.

Per ottenere tale permesso è necessario soddisfare alcune condizioni, prima fra tutte la disponibilità di un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all'assegno sociale (aumentato della metà per ogni familiare da ricongiungere, o in maggior misura in caso di figli minori).

Il permesso di soggiorno dei familiari è rinnovato, in tal caso, per la stessa durata.

È inserita la previsione della necessaria dichiarazione di disponibilità da parte del ricercatore allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro presso i servizi per l'impiego, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 150/2015.

Si fa qui rinvio a una procedura volta a far ricevere a coloro che siano privi di impiego ed intendano impegnarsi nella ricerca attiva di lavoro, di ricevere servizi e misure di politica attiva del lavoro, da parte dei servizi, pubblici e privati, per l'impiego. Secondo la disciplina normativa vigente, tramite il rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità le persone in cerca di occupazione sono inserite nelle banche dati del sistema informativo unitario delle politiche attive del lavoro, che dialoga con i nodi di coordinamento regionali, per la successiva erogazione di servizi e misure di politiche attive del lavoro.

Il D.lgs. n. 71/2018 ha anche rimosso alcune condizioni limitative, circa l'ammissione dello straniero ricercatore a svolgere attività di insegnamento a parità di condizioni con i cittadini italiani (purché si tratti di insegnamento compatibile con le disposizioni statutarie e regolamentari dell'istituto di ricerca).

Viene, in particolare, meno la limitazione dell'attività di insegnamento costituita dal suo finora necessario collegamento al progetto di ricerca svolto dal ricercatore straniero. Inoltre la possibilità di insegnamento è estesa ai ricercatori provenienti, per mobilità di breve o lunga durata, da un altro Stato membro dell'Unione europea.

 

La mobilità del ricercatore

Con il D.lgs. n. 71/2018 sono anche state dettate le condizioni e le modalità per l'esercizio del diritto di mobilità di breve e di lunga durata nel territorio nazionale del ricercatore titolare di un'autorizzazione per ricerca rilasciata da un altro Stato membro (ed eventualmente dei suoi familiari).

Per quanto concerne la mobilità di breve durata (ovvero quella per periodi non superiori a 180 giorni in un arco temporale di 360 giorni), si prevede che sia l'istituto di ricerca che accolga in Italia lo straniero ricercatore (anziché quest'ultimo) a presentare una comunicazione allo Sportello unico per l'immigrazione competente, affinché il ricercatore possa svolgere una parte della sua attività di ricerca in Italia.

La comunicazione dell'istituto di ricerca deve contenere alcuni elementi, tra i quali: la documentazione idonea a dimostrare la disponibilità di risorse "sufficienti per non gravare sul sistema di assistenza sociale".

Tale comunicazione sostituisce sia il nulla osta per ricerca che il permesso di soggiorno.

Il  ricercatore può fare ingresso nel territorio nazionale immediatamente dopo che sia stata effettuata la comunicazione. I familiari possono fare ingresso e soggiornare, purché dimostrino di aver risieduto in qualità di familiari nel primo Stato membro

Peraltro lo Sportello unico per l'immigrazione, acquisito il parere della questura, potrà, entro trenta giorni dalla comunicazione dell'istituto di ricerca, comunicare all'istituto di ricerca, alla questura e al primo Stato membro, che sussistono motivi di opposizione alla mobilità del ricercatore, per determinate ragioni: mancanza delle condizioni per l'esercizio del diritto di mobilità; motivi di sicurezza; presentazione di documenti contraffatti; mancata iscrizione dell'istituto di ricerca nell'elenco ministeriale. In caso di opposizione alla mobilità, il ricercatore e se presenti i suoi familiari già entrati nel territorio nazionale, debbono lasciarlo e rientrare nel primo Stato membro .

Per quanto riguarda la mobilità di lunga durata (ossia quella per periodi superiori a centottanta giorni)  è prevista una procedura analoga a quella valevole per il ricercatore che entra in Italia come primo Stato membro.

Se il ricercatore è già presente in Italia per aver esercitato il diritto di mobilità di breve durata, la richiesta di nulla osta alla mobilità di lunga durata deve essere presentata almeno trenta giorni prima della scadenza del periodo di mobilità di breve durata.

Al ricercatore che entra in Italia per un periodo di mobilità di lunga durata è rilasciato un permesso di soggiorno per mobilità.

In attesa del permesso (e prima, del nulla osta) il ricercatore può svolgere attività di ricerca, purché non sia superato il periodo di mobilità di breve durata e sia ancora valida l'autorizzazione rilasciata dal primo Stato membro.

 

Ultima modifca: 22 giugno 2018