Ricongiungimento familiare

 
Il ricongiungimento familiare.
 


L’unità familiare è un diritto fondamentale riconosciuto e tutelato dall’ordinamento italiano e che trova pieno riconoscimento anche per gli stranieri che desiderino riunirsi ai propri familiari. Il ricongiungimento familiare, infatti, costituisce la premessa essenziale per il buon esito del processo di integrazione nella vita sociale e lavorativa in Italia dello straniero, il quale può così realizzare la propria personalità potendo contare sulla condivisione con i propri affetti. In tal senso esso deve essere considerato uno strumento necessario per permettere la vita familiare, in quanto contribuisce a creare una stabilità socioculturale che facilita l’integrazione nello Stato, permettendo quindi di promuovere la coesione economica e sociale.
Lo straniero che voglia richiedere il ricongiungimento familiare deve essere titolare di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno della durata di almeno un anno, in corso di validità o per il quale sia stato chiesto il rinnovo nei termini previsti, rilasciato per motivi di lavoro subordinato o autonomo, oppure per asilo, studio, motivi religiosi o familiari. L’ingresso dei familiari di stranieri regolarmente soggiornanti in Italia avviene previo rilascio di un visto per ricongiungimento familiare.
Il visto di ingresso deve essere richiesto dallo straniero regolarmente soggiornante in Italia presentando la richiesta di nulla osta al ricongiungimento presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione, utilizzando la procedura informatizzata disponibile sul sito del Ministero dell’Interno.
 
Il rilascio del visto e il successivo ottenimento del ricongiungimento sono subordinati all’accertamento della sussistenza di alcuni requisiti.
Lo straniero regolarmente soggiornante in Italia deve infatti dimostrare la disponibilità di:
  • un’abitazione adeguata, dotata cioè dei requisiti igienici e sanitari, corredata dal certificato di idoneità abitativa. Questa condizione deve essere dichiarata dai competenti uffici comunali. L’interessato dovrà quindi richiedere l’apposito certificato all’Ufficio Tecnico del Comune di residenza o presso l’Asl di appartenenza. Se la persona che chiede il ricongiungimento è ospite dovrà accompagnare all’istanza di ricongiungimento anche la dichiarazione redatta dal titolare dell’appartamento, secondo il modello S2, dalla quale si evince il consenso ad ospitare anche il familiare o i familiari ricongiunti.
In caso di ricongiungimento a favore di un solo minore di anni 14, il certificato comunale può essere sostituito da una dichiarazione di ospitalità del titolare dell’appartamento su modello S1.
Il richiedente dovrà presentare allo Sportello Unico per l’Immigrazione anche una copia del contratto di locazione o comodato o proprietà dell’immobile, della durata non inferiore a sei mesi, a decorrere dalla data di presentazione della domanda.
I requisiti relativi all’idoneità abitativa, come indica una Circolare del Ministero dell’Interno (vedi sotto), in conformità con la direttiva dell’Unione Europea in materia di ricongiungimento familiare (articolo 7, par. 1, lett. a), sono quelli contenuti nel Decreto 5 luglio del 1975 del Ministero della Sanità, che stabilisce i requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione e che precisa anche i requisiti minimi di superficie degli alloggi, in relazione al numero previsto degli occupanti.
In particolare l’abitazione deve rispettare i seguenti requisiti:
Superficie per abitante:
1 abitante
14 metri quadrati
2 abitanti
28 metri quadrati
3 abitanti
42 metri quadrati
4 abitanti
56 metri quadrati
Per ogni abitante successivo
+ 10 metri quadrati
Composizione dei locali:
Stanza da letto per 1 persona
9 metri quadrati
Stanza da letto per 2 persone
14 metri quadrati
+ una stanza soggiorno di 14 metri quadrati
Per gli alloggi monostanza:
1 persona
28 metri quadrati (comprensivi del bagno)
2 persone
38 metri quadrati (comprensivi del bagno)
Altezza minima:
2,70 metri
 
Deroga fino a 2,55 metri per i comuni montani
 
Deroga fino a 2,40 metri per i corridoi, i bagni, i disimpegni e i ripostigli
Aerazione:
Soggiorno e cucina con finestra apribile
 
Bagno, quando non dotato di finestra, munito di impianto di aspirazione meccanica
Impianto di riscaldamento:
Quando le condizioni climatiche locali lo rendano necessario.
 
MINISTERO DELLA SANITÀ, Decreto ministeriale del 5 luglio 1975 contenente le Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896, relativamente all'altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 190 del 18 luglio 1975.
Lo straniero che richiede il ricongiungimento familiare deve inoltre dimostrare la disponibilità di un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale aumentato della metà dell'importo dell'assegno sociale per ogni familiare che si vuole ricongiungere. Questo parametro di reddito è suscettibile di annuale aggiornamento e il reddito necessario aumenta a seconda del numero di familiari che si intendono ricongiungere.
Ad esempio, per l’anno 2014, il richiedente regolarmente soggiornante in Italia che desideri ricongiungersi con il coniuge e con un figlio maggiore di anni 14 deve possedere un reddito pari ad € 11.637,86 (ovvero € 5.818,93 + 2.909,46 + 2909,46).
La documentazione da presentare per attestare la disponibilità del reddito varia a seconda della tipologia di occupazione del richiedente:
I lavoratori dipendenti dovranno presentare l’ultima dichiarazione dei redditi, una fotocopia del contratto di lavoro, l’ultima busta paga o la fotocopia autenticata del libro paga, un’autocertificazione del datore di lavoro secondo il modello S3 da cui è possibile accertare l’attualità del rapporto di lavoro. Se detto rapporto è iniziato da meno di un anno e quindi non si è ancora presentata una dichiarazione dei redditi, sarà necessario che l’autocertificazione del datore di lavoro contenga un’indicazione del reddito presunto del lavoratore.
I lavoratori domestici dovranno presentare l’ultima dichiarazione dei redditi, se esistente, o in mancanza di questa, la comunicazione di assunzione al Centro per l’Impiego o all’INPS, il bollettino di versamento dei contributi INPS relativi al trimestre precedente alla data di presentazione della domanda, un’autocertificazione del datore di lavoro, secondo il modello S2, che dimostri l’esistenza del rapporto di lavoro.
I lavoratori autonomi dovranno produrre la documentazione di supporto necessaria in base alla categoria di appartenenza. Se il lavoratore opera in forma di ditta individuale dovrà presentare un certificato di iscrizione alla Camera di Commercio, una fotocopia di attribuzione della Partita Iva, la fotocopia della licenza comunale (se prevista), il modello Unico con ricevuta di presentazione se l’attività è stata avviata da più di un anno o, se l’attività è stata avviata da meno di un anno, una relazione contabile redatta dal commercialista relativa all’intero periodo lavorativo. Se il lavoratore opera come società è necessario presentare una visura camerale della società di data recente, una fotocopia di attribuzione della Partita Iva della società, il modello Unico con ricevuta di presentazione se l’attività è stata avviata da più di un anno o, se l’attività è stata avviata da meno di un anno, una relazione contabile redatta dal commercialista relativa all’intero periodo lavorativo. Se si tratta di collaborazione a progetto si dovrà allora presentare una fotocopia del contratto di lavoro a progetto nel quale siano indicati la durata della prestazione di lavoro ed il corrispettivo, una dichiarazione del committente da cui sia possibile accertare l’attualità del contratto di lavoro a progetto, una dichiarazione di gestione separata all’INPS e una fotocopia del modello Unico. Se lo straniero regolarmente residente in Italia è un socio lavoratore dovrà presentare una visura camerale della cooperativa, una fotocopia di attribuzione della Partita IVA della cooperativa, una dichiarazione del presidente della cooperativa da cui si evinca l’attualità del rapporto di lavoro, una fotocopia del libro soci e il modello Unico. Se infine il lavoratore regolarmente soggiornante in Italia è un libero professionista allora dovrà presentare il certificato di iscrizione all’albo e il modello Unico con ricevuta di presentazione.
Per il ricongiungimento di due o più figli di età inferiore ai 14 anni o di due o più familiari dei titolari dello status di protezione sussidiaria è richiesto in ogni caso un reddito non inferiore al doppio dell’importo annuo dell’assegno sociale.
Ai fini della determinazione del reddito si tiene conto anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente.
Non è necessario dimostrare il possesso dei requisiti di abitazione idonea e reddito per i richiedenti asilo e rifugiati.
 
Lo straniero in Italia può chiedere il ricongiungimento di alcuni familiari ancora all’estero, tra cui:
  • Il coniuge che abbia compiuto 18 anni e con cui il soggiornante in Italia non sia legalmente separato.
  • I figli che al momento dell’istanza di ricongiungimento siano minori di 18 anni, anche quelli del coniuge o nati fuori del matrimonio, a condizione che non siano coniugati e che l’altro genitore (qualora esista) abbia espresso il suo consenso. I figli minori adottati o affidati o sottoposti a tutela sono equiparati ai figli.
  • I figli maggiorenni che siano a carico dello straniero soggiornante in Italia, quando questi, per ragioni oggettive, non possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita per gravi motivi di salute che comportino invalidità totale.
  • I genitori a carico dello straniero soggiornante in Italia o i genitori con più di 65 anni di età, quando non esistano altri figli in grado di provvedere al loro sostentamento nel Paese di origine o di provenienza o se gli altri figli non possano provvedervi per gravi motivi di salute, documentabili.
Nel caso di genitori con più di 65 anni di età è richiesta altresì un’assicurazione sanitaria, in attesa che un decreto ministeriale stabilisca l’importo del contributo per l’iscrizione volontaria al Sistema Sanitario Nazionale (in via di perfezionamento). Al momento della presentazione della richiesta di ricongiungimento è sufficiente presentare una dichiarazione di impegno a sottoscrivere una polizza assicurativa. Questa deve poi essere sottoscritta entro 8 giorni dall’ingresso nel territorio dello Stato e prima della presentazione allo Sportello Unico, alle seguenti condizioni: l’assicurazione non deve avere data di scadenza e dovrà coprire rischi di malattia, infortuni e maternità.
Relativamente alla questione della mancata adozione del decreto che fissa l’importo del contributo forfettario per l’iscrizione volontaria al SSN, vedi Tribunale di Milano, ordinanza del 5 dicembre 2012 e la successiva circolare della regione Lombardia che ha fissato in 387,34 euro l’importo del contributo volontario che gli stranieri ultra 65enni arrivati in Italia con ricongiungimento familiare dovranno versare per iscriversi al Servizio Sanitario nella Regione.
 
  • È consentito l’ingresso per ricongiungimento anche al genitore naturale del minore regolarmente soggiornante in Italia con l’altro genitore. La domanda di nulla osta può essere presentata per conto del minore dal genitore soggiornante regolarmente. Per i requisiti di reddito e di alloggio si tiene conto della condizione del genitore regolarmente soggiornante.
Lo straniero regolarmente soggiornante in Italia non può richiedere il ricongiungimento familiare se già sposato con altro coniuge residente in Italia.
Una volta conclusa la prima fase di accertamento dei requisiti oggettivi (vedi sopra), lo Sportello Unico per l’immigrazione rilascia il nulla osta per il ricongiungimento familiare entro 180 giorni dalla presentazione della richiesta. Contro il diniego del nulla osta è possibile fare ricorso presso il Tribunale ordinario della sede di residenza del richiedente regolarmente soggiornante in Italia.
Il nulla osta viene trasmesso per via telematica direttamente agli Uffici Consolari Italiani nel Paese di origine o di residenza del familiare ancora all’estero e da ricongiungere, aprendo la seconda fase della procedura, ovvero la verifica dei requisiti soggettivi per il rilascio del visto di ingresso.
I familiari per i quali è stato richiesto il nulla osta devono dunque presentare agli Uffici Consolari, insieme alla richiesta di rilascio del visto di ingresso, la certificazione attestante il rapporto di parentela (matrimonio, minore età e ogni atto di stato civile necessario) debitamente tradotta e legalizzata dall’autorità consolare. Non si procede alla legalizzazione quando siano stati stipulati accordi bilaterali o internazionali in materia di abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri in base alla Convenzione riguardante l’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri (L’Aja, 1961)
Nel caso in cui la certificazione richiesta non sia reperibile per mancanza della competente autorità straniera o se quest’ultima non presenti la necessaria affidabilità, la rappresentanza diplomatica presso il Paese di provenienza (o comunque competente) dei familiari rilascia la predetta documentazione sulla base delle verifiche ritenute necessarie, anche procedendo all’esame del DNA, effettuate a spese degli interessati.
Nel caso di figli maggiorenni a carico, lo stato di salute è documentabile attraverso certificazione rilasciata, a spese del richiedente, dal medico nominato dalla rappresentanza diplomatico-consolare italiana competente per il Paese di provenienza dei familiari per i quali è stato richiesto il ricongiungimento.
 
Una volta ricevuta la domanda di ricongiungimento, lo Sportello Unico attende il parere della Questura che dovrà verificare l’assenza di motivi che impediscono ai familiari stranieri di entrare sul territorio italiano. Ottenuto il parere favorevole della questura, lo Sportello Unico invia al richiedente la lettera di convocazione per la presentazione della documentazione relativa al reddito e all’alloggio e ogni altro documento necessario.
Il visto per ricongiungimento nei confronti del familiare per cui è stato rilasciato il nulla osta viene rilasciato o negato entro 30 giorni dalla richiesta. L’esito dipende dalla verifica dell’autenticità da parte dell’autorità consolare italiana, della documentazione comprovante i presupposti di parentela, coniugio, minore età o stato di salute del familiare.
Se il richiedente è titolare dello status di rifugiato il rigetto della domanda non può essere motivato solo dalla mancanza di documenti attestanti l’esistenza dei vincoli familiari o il possesso degli altri requisiti da parte dei familiari.
Entro 48 ore dall’ingresso in Italia del familiare che abbia ottenuto il visto per ricongiungimento, il familiare regolarmente residente in Italia deve presentare la dichiarazione scritta di cessione fabbricato all’autorità di pubblica sicurezza.
 
Qualora il familiare desideri entrare in Italia contestualmente ed insieme allo straniero titolare di carta di soggiorno o di un visto di ingresso per lavoro subordinato relativo a contratto di durata non inferiore a un anno, o per lavoro autonomo non occasionale, ovvero per studio o per motivi religiosi, può richiedere un visto di ingresso per familiare al seguito alle stesse condizioni per cui è possibile richiedere il ricongiungimento familiare, quindi purché ricorrano i requisiti di parentela e di disponibilità di alloggio e di reddito già considerati.
La procedura per il rilascio del relativo nulla osta è analoga alla procedura per il rilascio del nulla osta al ricongiungimento familiare. La domanda deve essere inoltrata in via telematica allo Sportello Unico per l’Immigrazione utilizzando il modello T, mediante la procedura informatizzata disponibile sul sito del Ministero dell’Interno.
Solo in questo caso, lo straniero titolare del permesso di soggiorno che presenti la sua richiesta mentre si trova ancora all’estero può avvalersi di un procuratore speciale in Italia per la presentazione della domanda e della relativa documentazione. Pertanto, all’atto della convocazione presso lo Sportello Unico per la presentazione della documentazione già prevista per il ricongiungimento familiare, dovrà aggiungere altresì:
  • Fotocopia di un documento d’identità del procuratore delegato
  • Delega a favore di un cittadino italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia ai fini della presentazione dell’istanza di nulla osta per familiari al seguito, redatta dallo straniero che ha già ottenuto un visto, tradotta e legalizzata dalla rappresentanza diplomatica consolare italiana nel paese di origine o di residenza del richiedente.
 
Il permesso di soggiorno per motivi familiari.
Il permesso di soggiorno per motivi familiari è rilasciato
  • allo straniero che ha fatto ingresso in Italia con visto di ingresso per ricongiungimento familiare, ovvero con visto di ingresso al seguito del proprio familiare o con visto di ingresso per ricongiungimento al figlio minore
  • agli stranieri regolarmente soggiornanti da almeno un anno che abbiano contratto matrimonio nel territorio dello Stato con cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione Europea, o con cittadini stranieri regolarmente soggiornanti
  • al familiare straniero regolarmente soggiornante, in possesso dei requisiti per il ricongiungimento con il cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione Europea residenti in Italia, ovvero con straniero regolarmente soggiornante in Italia. In questo caso il permesso del familiare è convertito in permesso di soggiorno per motivi familiari. La conversione può essere richiesta entro un anno dalla data di scadenza del titolo di soggiorno originariamente posseduto dal familiare.
Se si tratta di un rifugiato non è necessario il possesso di un valido permesso di soggiorno da parte del familiare.
  • Al genitore straniero, anche naturale, di un minore italiano residente in Italia, a condizione che questi non sia stato privato dalla potestà genitoriale secondo la legge italiana.
Ai fini dell’accertamento dei requisiti necessari per la titolarità del permesso di soggiorno per motivi familiari si deve dimostrare la sussistenza dell’effettiva convivenza a seguito del matrimonio. La mancata convivenza comporta la revoca del permesso di soggiorno per motivi familiari, a meno che i due coniugi abbiano avuto figli a seguito del matrimonio.
La titolarità del permesso di soggiorno per motivi familiari consente l’accesso ai servizi assistenziali, l’iscrizione ai corsi di studio o di formazione professionale, l’iscrizione nelle liste di collocamento, lo svolgimento di lavoro subordinato o autonomo entro i limiti d’età previsti dalla legge italiana.
Il permesso di soggiorno per motivi familiari viene rilasciato per una durata pari al permesso di soggiorno del familiare straniero che ha richiesto il ricongiungimento familiare.
Il diritto al permesso di soggiorno per motivi familiari cessa in caso di morte del familiare in possesso dei requisiti per il ricongiungimento e in caso di separazione legale o di scioglimento del matrimonio.
I figli minori di 14 anni sono iscritti nel permesso del genitore. Al compimento dei 14 anni viene rilasciato al minore un permesso valido fino ai 18 anni. Per il figlio che non possa ottenere il permesso di soggiorno per lungo soggiornanti, il diritto al permesso di soggiorno per motivi familiari cessa al compimento dei 18 anni, ma può essere convertito in permesso per lavoro subordinato, autonomo o per studio.
 
Contro il diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonché contro gli altri provvedimenti dell’autorità amministrativa in materia di diritto all’unità familiare, l’interessato può proporre opposizione al tribunale ordinario di residenza.
Inoltre è prevista una tutela rafforzata contro l’allontanamento dal territorio dello Stato dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare ovvero del familiare ricongiunto. Tale tutela rafforzata impone all’amministrazione, prima di adottare un provvedimento di rifiuto del rilascio, revoca o al diniego del rinnovo del permesso di soggiorno, di valutare in concreto la situazione dell’interessato, tenendo conto tanto della sua pericolosità per la sicurezza e l’ordine pubblico, quanto della durata del suo soggiorno e dei suoi legami familiari e sociali.
Vai alla pagina dedicata all’Unità familiare e al documento del CIR “Ritrovarsi per ricostruire


 
 
 
Per maggiori chiarimenti sono disponibili risposte ai quesiti più frequenti nelle seguenti lingue:
 
 

DLgs 150/2011, Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69, 1 settembre 2011, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 220, 29 settembre 2011.
 
Articolo 20: Dell’opposizione al diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonché agli altri provvedimenti dell’autorità amministrativa in materia di diritto all’unità familiare.
 
DLgs 286/1998 Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 191, Supplemento Ordinario n. 139 del 18 agosto 1998, Titolo IV “diritto all’unità familiare e tutela dei minori”.
  • Articolo 4, comma 3, ovvero disposizioni relative allo straniero che rappresenti in Italia una minaccia concreta ed attuale per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.
  • Articolo 5, comma 5, ovvero tutela rafforzata contro l’allontanamento dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare o del familiare ricongiunto.
  • Articolo 7, obblighi dell’ospitante.
  • Articolo 28, diritto all’unità familiare.
  • Articolo 29, ricongiungimento familiare.
  • Articolo 29bis, ricongiungimento familiare dei rifugiati.
  • Articolo 30, Permesso di soggiorno per motivi familiari.
  • Articoli 31-33, disposizioni relative ai minori.
 
MINISTERO DELLA SANITÀ, Decreto ministeriale del 5 luglio 1975 contenente le Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896, relativamente all'altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 190 del 18 luglio 1975.
 
In ambito dell’Unione Europea:
  • Articolo 7 (rispetto della vita privata e della vita familiare).
 
In ambito del Consiglio d’Europa:
  • Articolo 12 (Ricongiungimento familiare) della Convenzione europea sui lavoratori migranti (Strasburgo, 1977)
  • Articoli 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare) e 10 (Libertà di espressione) della Convenzione europea (Roma, 1950)
 
In ambito delle Nazioni Unite:
  • Articolo 9 (Unità familiare) e 10 (Ricongiungimento familiare) della Convenzione sui diritti del fanciullo (New York, 1989). Ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176, pubblicata in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 135, 11 giugno 1991 – Supplemento Ordinario n. 35.
  • Articolo 9 (Parità di trattamento per il lavoratore migrante e la sua famiglia) Convenzione ILO n. 143 (Ginevra, 1975).
  • Articolo 10 (Protezione della famiglia) del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (New York, 1966). Ratificato con legge 25 ottobre 1977, pubblicata in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 333, 7 dicembre 1977 – Supplemento Ordinario.
  • Articolo 23 (Riconoscimento dei diritti della famiglia) del Patto internazionale sui diritti civili e politici (New York, 1966). Ratificato con legge 25 ottobre 1977, pubblicata in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 333, 7 dicembre 1977 – Supplemento Ordinario.
  • Articolo 16, paragrafo 3 («La famiglia è il nucleo naturale fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato») della Dichiarazione Universale sui Diritti Umani (Parigi, 1948)
 
Altre Convenzioni in ambito internazionale:
Convenzione riguardante l'abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri - versione in lingua originale inglese(L’Aja, 1961), autorizzazione alla ratifica e ordine di esecuzione in Italia dati con legge n.1253 del 20 dicembre 1966, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 26 del 30 gennaio 1967. Deposito dello strumento di ratifica il 13 dicembre 1977, entrata in vigore l’11 febbraio 1978, pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 42 dell’11 febbraio 1978.
 
 
Alcuni riferimenti giurisprudenziali:
Il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari è possibile anche senza convivenza in caso di decesso del coniuge.
Risolvendo un contrasto giurisprudenziale, la Cassazione ha stabilito che non si può negare il ricongiungimento familiare in Italia a un minore extracomunitario affidato ad un cittadino italiano all’estero con provvedimento di Kafalah, l’istituto di protezione dell’infanzia in alcuni Paesi islamici. Per una sentenza più aggiornata in materia, vedi:
Cassazione civile, sezione civile VI, sentenza n. 6204, 18 marzo 2014.
È possibile il rilascio del visto di ingresso nei confronti di un minore per ricongiungimento familiare ai sensi dell’articolo 29 del DLgs 286/1998 non solo nel caso di adozione internazionale, ma anche in caso di kafalah negoziale da parte di genitori di nazionalità italiana.
Per lo straniero che soggiorna in Italia con la propria famiglia, indipendentemente dal tipo di permesso di soggiorno di cui dispone, è escluso qualsiasi automatismo ostativo al rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno. È stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 5, comma 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 (Testo Unico sull’immigrazione), nella parte in cui prevede che la valutazione discrezionale in esso stabilita si applichi solo allo straniero che «ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare» o al «familiare ricongiunto», e non anche allo straniero «che abbia legami familiari nel territorio dello Stato».
Accogliendo il ricorso promosso dal Governo, è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale di numerose previsioni della legge della Provincia autonoma di Bolzano del 28 ottobre 2011, n. 12 sull’integrazione sociale degli stranieri. Con la sentenza n. 2/2013, la Corte Costituzionale ha bocciato inoltre anche altre disposizioni della legge provinciale di Bolzano, giudicando che esse abbiano invaso indebitamente la competenza statale esclusiva in materia di immigrazione. Tra queste, in particolare, la disposizione che precisava che i requisiti igienico-sanitari e di idoneità abitativa degli alloggi ai fini della richiesta di ricongiungimento familiare dovevano essere quelli applicati per i cittadini nazionali residenti nel territorio provinciale, a prescindere dunque dai criteri di riferimento nazionali.
 
Il Tribunale ha accolto l’azione giudiziaria antidiscriminazione contro il Ministero della Salute e la Regione Lombardia per non aver adottato le disposizioni necessarie a consentire l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, dei cittadini di Paesi terzi non membri dell’UE ultrasessantacinquenni ricongiuntisi in Italia con i loro familiari.
 
Corte di giustizia dell’Unione Europea:
La Corte di Giustizia ha chiarito con una sentenza in materia di libera circolazione e soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari che la valutazione del possesso dei requisiti per un regolare soggiorno all’interno di uno Stato membro deve essere compiuta dallo Stato ospitante sulla base del caso concreto e, in particolare nel caso di ricongiungimento familiare, esigendo una dimostrazione meno rigorosa.
  • Nel caso Reyes c. Migrationsverket (Causa C-423/12) la Corte ha precisato che l’articolo 2, punto 2, lettera c), della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri deve essere interpretato nel senso che uno Stato membro deve riconoscere al figlio - come nel caso in esame - il diritto di soggiorno per ricongiungimento familiare sulla base di una prova meno rigorosa. Lo Stato dunque non può esigere che il discendente diretto di età pari o superiore a 21 anni dimostri di avere inutilmente tentato di trovare un lavoro o di ricevere un aiuto per il proprio sostentamento dalle autorità del suo paese d’origine e di aver tentato con ogni altro mezzo di garantire il proprio sostentamento per poter essere considerato «a carico» e rientrare nella nozione di «familiare» contenuta in tale disposizione.