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Pubblicato il Rapporto Istat “La tratta di esseri umani in Italia”
02 novembre 2026
Pubblicato il Rapporto Istat “La tratta di esseri umani in Italia”
L’analisi riguarda gli anni 2021-2025 ed evidenzia una trasformazione profonda del fenomeno
Il rapporto
“La tratta di esseri umani in Italia - Anni 2021-2025”
pubblicato da
Istat
offre una lettura congiunta delle fonti statistiche sulla tratta di esseri umani che popolano il sistema informativo
SIRIT
(Sistema Informativo della Rete Italiana Antitratta)
del Dipartimento per le Pari Opportunità
, una banca dati informatizzata utilizzata per la gestione, il monitoraggio e il coordinamento delle segnalazioni e dei dati relativi alle vittime di tratta e grave sfruttamento in Italia. Il SIRIT raccoglie dati sulle persone intercettate dal sistema nazionale di protezione, con riferimento alle vittime della tratta per il quinquennio 2021-2025. Sono presentati, inoltre, i
dati sugli autori dei reati legati alla tratta
(le segnalazioni
di fonte Ministero dell’Interno
) e sui
condannati (di fonte Ministero della Giustizia
), oltre ad alcune evidenze sul tema della tratta e dello sfruttamento provenienti dall’
Indagine sulla sicurezza delle donne, condotta dall’Istat
tra marzo 2025 e gennaio 2026 sulle donne fra i 16 e i 75 anni.
Nel tempo
è cresciuta la capacità di intercettare le potenziali vittime di tratta
. In Italia nel 2025, il sistema di protezione ha registrato 3.520 persone contro le 2.398 nel 2021 (+46,8%). Le persone sottoposte a valutazione sono aumentate del 58,1%, mentre le prese in carico delle vittime crescono del 19,3%.
In cinque anni la quota di uomini intercettati dal sistema di protezione passa dal 26,1% del 2021 al 52,5% del 2025. In valore assoluto
gli uomini sono quasi triplicati
, da 625 a 1.848, mentre le donne sono diminuite da 1.697 a 1.564.
I
minorenni
registrati (nel SIRIT) passano da 47 nel 2021 a 174 nel 2025, con un
incremento del 270,2%
. La loro incidenza sul totale delle vittime sale dal 2,0% al 4,9% ed è sistematicamente più alta fra i maschi, 6,4% contro 3,6% delle femmine nel 2025.
Il fenomeno si trasforma anche con riferimento ai
Paesi di provenienza
: le persone della Nigeria, che nel 2021 rappresentavano il 57,8% di quelle registrate, sono pari al 18,2% nel 2025;
le persone del Bangladesh decuplicano
, da 55 a 544 casi. Le due cittadinanze nella tratta hanno una composizione di genere opposta, femminile per il 91,4% la prima e maschile per il 95,6% la seconda.
Nel 2025, le persone formalmente identificate come vittime di tratta sono 1.964, di cui 966 uomini e 915 donne.
Per la prima volta la componente maschile supera quella femminile
: era il 33,0% nel 2022 e raggiunge il 49,2% nel 2025. I minori identificati come vittime sono 53 nel 2025, pari al 2,7%.
Lo sfruttamento lavorativo diventa la forma prevalente: nel 2025, le vittime di sfruttamento lavorativo sono 1.088 e quelle di sfruttamento sessuale 696. Va osservato a questo proposito la crescita delle forme di sfruttamento sessuale indoor e online che sfuggono alle forme di intercettazione e individuazione da parte degli operatori. Fra le vittime di lavoro forzato gli uomini sono 883 su 1.088; fra quelle di sfruttamento sessuale le donne sono 597 su 696.
Lo sfruttamento lavorativo accertato si concentra nel
settore agricolo
, che assorbe da solo quasi la metà dei casi (47,6%). Una quota non marginale dello sfruttamento intercettato transita anche per un canale di ingresso regolare: nel 2025, 342 casi riguardano persone con un visto per lavoro previsto dal Decreto flussi.
Le
persone segnalate all’Autorità Giudiziaria
da parte delle Forze dell’Ordine per i reati legati alla tratta sono
2.428 nel 2025
. Nel 2025, il 64,9% degli autori coinvolti nel reato di tratta agiva a fini di sfruttamento sessuale e il 25,1% a fini di sfruttamento lavorativo.
L’Indagine sulla sicurezza delle donne, condotta nel 2025, sulle donne dai 16 ai 75 anni (italiane e straniere) evidenzia alcune forme di costrizione, diffuse soprattutto tra le donne straniere. Il 3,2% (più di 65mila) delle donne straniere non ha scelto liberamente di venire in Italia: il 2,3% dichiara di essere stata costretta e lo 0,9% di essere stata portata con la forza o con l’inganno. L’1,3% delle donne straniere (circa 26mila) e lo 0,4% delle italiane (oltre 76mila) dichiarano di aver svolto il proprio lavoro in condizioni di schiavitù.
Vedi la notizia sul sito di
Istat
Fonte: Istat
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