
‘Women State Trafficking: Gendered Violence at the Tunisia-Libya Border’ è il titolo del rapporto presentato ieri al Parlamento Europeo, che porta all’attenzione delle istituzioni europee una nuova indagine sulla sistematica violazione dei diritti umani delle persone migranti lungo la rotta tunisino-libica.
Il documento costituisce il seguito di una prima ricerca pubblicata nel gennaio 2025 e conferma l’esistenza di una vera e propria ‘tratta di Stato’. Al centro dell’indagine vi è la filiera logistica gestita da apparati di sicurezza tunisini che intercettano, arrestano e successivamente vendono migranti e rifugiati a gruppi armati e autorità libiche in cambio di denaro, carburante o droga. Più nel dettaglio, attraverso le testimonianze delle vittime, il rapporto esplora le 5 fasi di una catena logistica che si è integrata e perfezionata, anche a seguito degli accordi tra l’UE e la Tunisia: l’arresto dei migranti; il loro trasporto al confine tunisino-libico; il ruolo dei campi di detenzione gestiti dal corpo militare tunisino; il trasferimento forzato e la vendita dei migranti alle forze armate e alle milizie libiche; la detenzione dei migranti nelle carceri libiche fino al pagamento di un riscatto e al loro rilascio.
“Le persone vengono isolate dalla propria famiglia e dalla propria libertà per essere vendute all’asta come uno schiavo, come un animale, come una merce. Sono qui davanti a voi per poter urlare affinché fermiate tutto ciò che le donne subiscono nelle prigioni: vengono violentate, altre muoiono per negligenza medica e ci sono bambini che soffrono la fame”. Sono le parole di Rose Chabatsuchi-Toua, sopravvissuta ai centri di detenzione libici.
Il rapporto è il frutto del lavoro del gruppo di ricerca internazionale RR[X], che ha scelto di operare in forma anonima per tutelare l’incolumità dei propri ricercatori e collaboratori locali in contesti repressivi, con il supporto di ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), l’agenzia di ricerca sulla violenza alle frontiere, Border Forensics, e lo spazio di ricerca e analisi, On Borders. L’indagine stima che, tra giugno 2023 e dicembre 2025, circa 7.400 persone siano state vittime di questa tratta, una cifra considerata sottostimata poiché riferita solo alle operazioni documentate direttamente.
Il rapporto, dunque, solleva la questione cruciale della responsabilità politica e finanziaria dell’Unione Europea e critica duramente la recente decisione del Parlamento europeo di inserire la Tunisia nell’elenco dei “Paesi di origine sicuri”.
Il rapporto si conclude con raccomandazioni urgenti inviate alla Commissione Europea, tra cui l’istituzione di corridoi umanitari per l’evacuazione dei testimoni ancora in pericolo, la sospensione immediata dei finanziamenti alle guardie di frontiera coinvolte e l’avvio di un’indagine internazionale indipendente per individuare le fosse comuni segnalate dai sopravvissuti lungo il confine.
ll Report è disponibile in inglese, francese e italiano al seguente indirizzo https://statetrafficking.net/