Se a vent’anni sei innamorata dell’arte e sogni di farne il tuo lavoro, un tirocinio alla Galleria Borghese a Roma può essere un primo importante passo per trasformare quel sogno in realtà. Per Amieliia Kinzerska, quell’occasione si è presentata grazie a una serie di incontri fortuiti.
“Sono arriva a Roma da Kiev dopo lo scoppio della guerra. In patria aveva studiato architettura alle superiori e qui ho iniziato a frequentare un corso di fotografia a Civico Zero, dove ho conosciuto una persona che lavorava a Galleria Borghese. Dopo un primo periodo passato in albergo, sono stata ospitata in un appartamento del Sistema di Accoglienza e Integrazione gestito dall’ARCI. Lì mi hanno fatto conoscere il progetto PUOI”.
Con l’aiuto dell’ente promotore ERIFO, Amieliia è riuscita a riattivare il contatto con Galleria Borghese e a fare un’esperienza di formazione e lavoro tra la perfezione dei corpi di marmo di Apollo e Dafne (“Adoro Bernini!”) e Paolina Borghese e la più grande collezione al mondo di tele del Caravaggio. “Durante il tirocinio ho fatto la guida turistica a tanti gruppi di mamme e bambini ucraini portati lì da Civico Zero e ho anche preparato un libretto per i bambini, grazie a una precedente esperienza come graphic designer in Ucraina. È stato molto bello incontrare gente del mio Paese, ritrovarci insieme tra tanta bellezza e anche conoscere molti italiani” racconta.
Difficoltà? “All’inizio, un po’, con l’italiano, ma sono migliorata presto”. Ora Amieliia, mentre attende di essere coinvolta in nuovi progetti a Galleria Borghese, guarda avanti: “Voglio iscrivermi all’università per studiare Arte in Italia, mi sembra il posto ideale”. I suoi genitori sono in Ucraina: “Vivono in una zona relativamente sicura e per ora non vogliono lasciare casa per raggiungermi. Probabilmente sarò io a raggiungerli, dopo gli studi, provando a continuare a lavorare in questo campo. Un giorno vorrei diventare una mercante d’arte e avere una galleria tutta mia”.