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01 ottobre 2026

Allarme UNHCR: 8,3 milioni di rifugiati, sfollati interni e apolidi senza assistenza


Le conseguenze dei tagli ai finanziamenti secondo il rapporto Protection Eroded: The Human Cost of Underfunding

I tagli drastici e continui ai finanziamenti per l’assistenza umanitaria stanno portando le strutture di sostegno e protezione dei rifugiati al limite della sostenibilità nelle principali aree di crisi a livello mondiale, costringendo l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati, a ridimensionare i programmi fondamentali e lasciare milioni di persone senza il sostegno necessario per garantire la loro sicurezza.

Secondo il rapporto dell’UNHCR pubblicato ieri, intitolato Protection Eroded: The Human Cost of Underfunding (La protezione compromessa: il costo umano della carenza di fondi), quasi 8,3 milioni di rifugiati, sfollati interni e apolidi rischiano di perdere l’accesso all’assistenza vitale.

I finanziamenti disponibili sono scesi da 5,2 miliardi di dollari a 3,9 miliardi tra il 2024 e il 2025 e, alla fine di luglio 2026, l’UNHCR aveva ricevuto solo il 32% degli 8,5 miliardi di dollari necessari quest’anno, nonostante il numero di persone che l’UNHCR ha il mandato di proteggere sia rimasto a livelli storicamente elevati.

«Quando si interrompe la registrazione, chiudono i centri di accoglienza o scompaiono i servizi di protezione dell’infanzia, proprio i rischi da cui le persone sono fuggite – violenza, sfruttamento e abusi – riaffiorano durante lo sfollamento, intrappolando le famiglie in un circolo vizioso di vulnerabilità e costringendo alcune a spostarsi nuovamente in cerca di sicurezza o a cadere preda dei trafficanti», ha affermato Dominique Hyde, Direttore delle Relazioni Esterne dell’UNHCR. «La protezione non può essere ridotta all’infinito senza che i sistemi crollino. Al di sotto di una certa soglia, i servizi non si limitano a raggiungere un numero minore di persone; possono smettere del tutto di funzionare, lasciando le persone più a rischio senza la protezione di cui hanno bisogno».

In Ciad, 319.000 rifugiati devono affrontare ritardi nella registrazione, rimanendo senza documenti per accedere ai servizi ed esposti al rischio di detenzione; fino a 200.000 donne e ragazze rischiano di perdere l’accesso a spazi sicuri e a programmi di prevenzione; e circa 233.000 bambini potrebbero perdere i servizi di protezione dell’infanzia. In Etiopia, la capacità dei centri di accoglienza per le vittime di violenza di genere si è più che dimezzata in un anno, mentre la copertura dei servizi di protezione dell’infanzia in alcune aree è scesa fino all’85%. In Sudan, decine di migliaia di vittime di violenza sessuale e di bambini a grave rischio potrebbero perdere l’accesso a servizi di protezione fondamentali.

Di fronte al drastico calo delle risorse, l’UNHCR ha intrapreso riforme significative e adottato difficili misure di definizione delle priorità per salvaguardare le sue attività più cruciali. Tuttavia, l’entità e la persistenza del deficit di finanziamenti fanno sì che ora siano compromesse anche le attività di protezione e di ricerca di soluzioni a più alta priorità dell’UNHCR.

I tagli ai finanziamenti stanno inoltre minando gli sforzi volti ad aiutare le persone che sono state costrette alla fuga a liberarsi dalla dipendenza a lungo termine dagli aiuti umanitari. In Ciad, i mezzi di sussistenza, la formazione professionale e le opportunità di sviluppo imprenditoriale sono a rischio per circa 395.000 rifugiati e membri delle comunità ospitanti. In Iraq, fino a 350.000 rifugiati e richiedenti asilo rischiano di perdere l’accesso alle opportunità di inclusione economica.

Le stesse pressioni stanno colpendo le persone nel momento cruciale in cui cercano di ricostruire la propria vita nel proprio Paese d’origine, sia che tornino volontariamente sia che lo facciano sotto costrizione. In Siria, 162.500 sfollati interni vulnerabili e rifugiati rientrati non riceveranno assistenza finanziaria durante le fasi iniziali del rimpatrio, a meno che non vengano rapidamente stanziati ulteriori fondi, il che ridurrà la loro capacità di soddisfare i bisogni primari e ricostruire le proprie vite in un momento cruciale per la ripresa del Paese. In Afghanistan, nel 2026 i sussidi di reinserimento hanno raggiunto finora solo 175 nuclei familiari, rispetto ai 5.300 del 2024.

Allo stesso tempo, l’UNHCR ha meno flessibilità nel destinare risorse sempre più scarse dove sono più necessarie. La percentuale dei finanziamenti dell’UNHCR vincolata ad attività o progetti specifici è aumentata dal 19% nel 2022 al 51% nel 2026.

«I finanziamenti flessibili ci aiutano a convogliare le competenze e i fondi necessari dove sono più necessari», ha affermato Hyde. «Consente ai nostri team di agire rapidamente al mutare delle esigenze, di salvaguardare i servizi essenziali e di rimanere sul campo quando le crisi si intensificano. Soprattutto, ci aiuta a rispondere alle nuove emergenze senza dimenticare le crisi che non fanno più notizia».

L’UNHCR esorta i donatori e i partner a fornire subito un sostegno urgente e ad ampliare i finanziamenti flessibili per salvaguardare i progressi già compiuti, aiutare le persone a superare la dipendenza dagli aiuti umanitari e ricostruire le proprie vite.

Fonte: UNHCR