La scadenza imminente del permesso di soggiorno non può essere una barriera all'accesso al lavoro. Il datore può e deve assumere il lavoratore straniero, solo verificando la regolarità del soggiorno, senza anticipare indebitamente oneri burocratici a carico del lavoratore. Appare, pertanto, discriminatoria la pratica aziendale volta a escludere dalle selezioni per l’assunzione i cittadini extra-UE il cui permesso di soggiorno abbia una validità residua inferiore alla durata della missione lavorativa proposta. È questo il principio stabilito dalla sentenza del Tribunale di Milano (sez. Lavoro,) n. 144 del 15 gennaio 2026.
Il caso
Il ricorso promosso riguardava la pratica di un agenzia per il lavoro volta a negare l'assunzione (o a ridurre forzatamente la durata del contratto) ai lavoratori stranieri sulla base della sola scadenza cronologica del titolo di soggiorno, indipendentemente dalle capacità professionali.La giustificazione addotta era di natura penalistica: evitare la responsabilità ex art. 22, comma 12, T.U. Immigrazione. Per poter stipulare un contratto con scadenza successiva a quella del permesso, la società pretendeva che il lavoratore producesse già in sede di selezione — anche mesi prima della scadenza — la ricevuta della domanda di rinnovo.
La decisione
Il cuore della decisione risiede nell'interpretazione degli obblighi di legge relativi al rinnovo del permesso di soggiorno e alla regolarità del rapporto di lavoro. Il Giudice ha chiarito che: